“Nelle scelte che riguardano i flussi economici e le piattaforme digitali. Nel governo dei dati e degli algoritmi, non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi, ma è necessario costruire forme di cooperazione che rispettino i diversi livelli della comunità mondiale e li rendano corresponsabili del bene comune”. È l’appello del Papa, nella Magnifica Humanitas, in cui denuncia come brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati, rischiano di creare “un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini”. Nella rivoluzione digitale, infatti, “il livello superiore non è lo Stato, ma ogni grande attore economico o tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune”. Il principio di sussidiarietà, invece, chiede che tali processi “non si impongano dall’alto in modo opaco e unilaterale, ma siano orientati al bene comune mediante trasparenza, responsabilità e forme reali di partecipazione”. No, allora, ad “algoritmi opachi che riproducono pregiudizi e discriminazioni”, perché “un ordine sociale giusto nel tempo del digitale è quello che garantisce a tutti un accesso equo alle opportunità, protegge i più piccoli e i più fragili, contrasta l’odio e la disinformazione, sottopone a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, così che il criterio non sia il solo profitto ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli”.