“L’Università chiede di studiare, non solo in vista delle professioni future, ma per rispondere alla vocazione di essere uomini e donne di pace, qualunque sia la vostra competenza. Bisogna imparare a pensare con la propria testa”. A dirlo è stato l’arcivescovo di Milano Mario Delpini che ha guidato ieri il rosario dedicato agli universitari. Tra le navate della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio – nel cuore di una delle zone più alla moda della città -, centinaia di giovani hanno così pregato con “nel cuore un desiderio di pace per noi, per le nostre famiglie, ma soprattutto per la Terra Santa”, come ha ricordato don Marco Cianci, responsabile della Sezione Università della Pastorale giovanile e cappellano dell’Università degli Studi, presenti anche i cappellani degli altri atenei. Con la recita dei 5 misteri della gioia, la tradizionale preghiera mariana, quest’anno, si è inserita nella proposta di pregare per le vocazioni durante l’intero mese di maggio, come monsignor Delpini sta proponendo, con un serrato calendario, in alcuni santuari della diocesi, soprattutto per incoraggiare i ragazzi. Giovani a cui il presule si è rivolto direttamente nell’appuntamento milanese. “Dipenderà da voi – ha, infatti, sottolineato – se almeno quel pezzetto di mondo che abitate sarà un giardino di pace oppure un luogo di prepotenza e di ambizione. Io credo che ci siano universitari che devono darsi una mossa, per essere uomini e donne che riconoscono il cammino da compiere per fare della propria vita una vocazione a servire la pace”.
Forse, ha suggerito Delpini, “ci sono universitari che devono riconoscere di essere un poco bloccati, intimiditi, spaventati. Per questo io vorrei invitarvi a usare questa preghiera che ho scritto e che vi leggo in qualche sua parte. ‘Se sono nel vagabondaggio del capriccio aiutami a trovare la mia strada; se sono nel parcheggio dell’incertezza, dammi il tuo spirito di sapienza che incoraggia la mia decisione; se sono nello spavento del futuro, insegnami a essere docile alla tua parola’”.
Poi, un ulteriore approfondimento per rendere ancora più chiaro il concetto. “Il parcheggio dell’incertezza è quella condizione spirituale di coloro che si impegnano molto ma, magari, non riescono a guardare lontano, non hanno voglia, hanno paura di fare una scelta, di orientare il proprio cammino. Lo spavento del futuro è quella forma ottusa di coscienza che permette di avere un’immagine del futuro costruita in base alle notizie che qualcuno sceglie di diffondere e come una dipendenza da un clima grigio. Certamente siamo peccatori, imperfetti, fragili, ma questa non è una buona ragione per perdere la stima di noi stessi, ma piuttosto per accogliere l’invito del Signore a conformarci a lui e a chiedere umilmente perdono. È abbastanza comprensibile che siamo dei peccatori, ma quello che non si capisce è perché noi non abbiamo fiducia nel perdono di Dio”.