“Accogliere non significa solo offrire un tetto, ma spalancare le porte della nostra quotidianità a chi ha conosciuto solo la paura. I corridoi umanitari sono la dimostrazione che un’alternativa umana e legale all’indifferenza esiste ed è percorribile”. Lo ha affermato don Michele Giardini, direttore della Caritas diocesana di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, commentando l’accoglienza di una famiglia di cinque persone proveniente dall’Iraq, giunta in Italia grazie al progetto dei corridoi umanitari.
Il nucleo familiare – viene sottolineato in una nota pubblicata oggi sul sito web diocesano – fa parte del gruppo di 63 rifugiati arrivati lo scorso 29 aprile all’aeroporto di Fiumicino, provenienti da un campo profughi in Giordania. Proprio all’interno del campo è iniziata
l’attività degli operatori di Caritas Italiana, che hanno conosciuto le persone e stabilito relazioni con loro e con le diocesi disponibili ad accogliere. I corridoi umanitari sono un progetto nato dalla collaborazione tra istituzioni – ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e ministero dell’Interno – e società civile. Attivi dal 2015, hanno permesso di accogliere in maniera sicura e legale già più di 4.000 persone.
A Fiumicino ad accogliere la famiglia c’era anche Luana Mastrogiacomi, operatrice della Caritas diocesana di Fano: “La famiglia è composta da 5 persone, madre padre e i loro tre figli, due ragazze e un ragazzo. Provenienti dall’Iraq, sono arrivati in Italia dopo una permanenza di più di dieci anni in un campo profughi in Giordania. Fin da subito la loro emozione per questa bella opportunità è stata evidente e hanno già imparato a pronunciare le prime parole in italiano, ciao e grazie, per poter cominciare da subito a ringraziare i tanti che si sono dati da fare per aiutarli”.
“Ci teniamo a tutelare la privacy della famiglia, lasciando loro il tempo per ambientarsi in questa nuova realtà, soprattutto in questi primi giorni in mezzo a noi. Non possiamo però non cogliere l’occasione per sottolineare come l’arrivo di questa famiglia è un dono che interroga la nostra capacità di essere prossimi”, ha commentato don Giardini. La Caritas diocesana sarà impegnata nell’accoglienza, ospitando il nucleo in una struttura adeguata a Gimarra e nel sostegno in senso ampio alla famiglia, mettendo a disposizione una mediatrice e sostenendo gli accolti nell’apprendimento della lingua italiana, nella ricerca di lavoro, nel proseguimento dell’istruzione e in tutto le azioni di integrazione che si renderanno necessarie.