“Chi ama l’indicativo, oggi rimpiange l’atleta ch’è stato. Chi osa il congiuntivo, oggi ringrazia l’uomo”. Con queste parole don Marco Pozza, cappellano del carcere “Due Palazzi” di Padova e grande amico di Alex Zanardi, ha tracciato il ritratto del campione nell’omelia pronunciata oggi nella Basilica di Santa Giustina a Padova. Il sacerdote ha ricordato un episodio in Autogrill con due detenuti: Zanardi li ascoltò a lungo, poi disse loro che “bastano cinque secondi in più per fare la differenza”, perché “il problema non è se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Il problema è se hai sete o no”. Don Pozza ha descritto Zanardi come “uomo del congiuntivo”, capace di tenere la mente aperta all’imprevisto e al possibile: “Non gli importava di sapere come finiva il corridoio di casa, voleva frequentare l’infinito. Mai detto: ‘Ciao mamma, sono arrivato uno!’ Ha sempre ribadito che il congiuntivo è uno stile di vita”. Per inquadrare la figura del campione, il sacerdote ha citato san Paolo: “Ogni atleta è temperante in tutto. Io corro non come chi è senza meta”. Prima della cerimonia, don Pozza aveva dichiarato: “Sono orgoglioso di avere avuto un amico come Alex, che mi ha aiutato a diventare un uomo migliore”.