Usa: vescovi all’Ice, “nessuna giustificazione per separare madri e neonati. Estendere l’impegno pro-vita alle donne detenute in gravidanza”

“Indipendentemente dallo status migratorio, non esiste alcuna giustificazione per separare i neonati che allattano dalle loro madri o mettere in pericolo la salute e la sicurezza delle donne in gravidanza e dei loro bambini non ancora nati. Vi chiediamo con la massima fermezza di estendere l’impegno dell’amministrazione per la vita a tutte le madri, i neonati e i bambini vulnerabili nel grembo materno”. Con queste parole mons. Daniel E. Thomas, vescovo di Toledo e presidente del Comitato per le attività pro-vita dell’Usccb (Conferenza episcopale statunitense), e mons. Brendan J. Cahill, vescovo di Victoria e presidente del Comitato per le migrazioni, hanno scritto al segretario della Sicurezza interna Markwayne Mullin e a Todd Lyons, direttore facente funzione dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement). La lettera, datata 13 aprile, risponde ai crescenti rapporti di donne in gravidanza prive delle cure mediche necessarie durante la detenzione — in alcuni casi con conseguente aborto spontaneo — e di madri che allattano separate dai propri figli al momento del fermo da parte dell’Ice. I vescovi sottolineano che la politica interna dell’agenzia scoraggia già l’arresto e la detenzione di donne in gravidanza e nel postparto, salvo circostanze eccezionali come rischi per la sicurezza nazionale o pericoli imminenti per l’incolumità altrui, ma che tale politica “sembra non essere più rispettata nella pratica”. I presuli chiedono pertanto all’Ice di attenersi alla propria direttiva interna, osservando come farlo sarebbe “coerente con le recenti azioni pro-vita dell’amministrazione”, già accolte favorevolmente dal Comitato per le attività pro-vita dello stesso Usccb.

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