“In tutto il mondo tendono a manifestarsi dinamiche opposte, di fondamentalismo o di secolarizzazione, per le quali molti perdono il senso autentico di Dio e della dignità di tutte le sue creature. Allora i simboli e le parole religiose possono diventare, da una parte, linguaggi blasfemi di violenza e sopraffazione, dall’altra, segni senza più significato, nel grande mercato di consumi che non saziano”. È l’analisi del Papa, nel suo secondo discorso in Algeria, rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico. “Queste assurde polarizzazioni, però, non devono spaventarci”, ha proseguito Leone XIV: “Vanno affrontate con intelligenza. Sono il segno che viviamo un tempo straordinario, di grande rinnovamento, nel quale chi tiene libero il cuore e desta la coscienza può attingere dalle grandi tradizioni spirituali e religiose
nuove visioni della realtà e motivazioni incrollabili di impegno”. “Occorre educare al senso critico e alla libertà, all’ascolto e al dialogo, alla fiducia che ci fa riconoscere nel diverso un compagno di viaggio, non una minaccia”, l’esortazione papale: “Dobbiamo lavorare alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari. È il dono che chiedo per voi, per l’Algeria e per l’intero suo popolo”.