“In un contesto sociale segnato da conflitti verbali e polarizzazioni crescenti, la non‑risposta del Pontefice è un grande atto culturale: la riaffermazione che la leadership non si misura nel volume delle parole, ma nella coerenza dei gesti, un richiamo potente alla qualità del discorso pubblico”. Lo ha affermato Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli che “plaudono – si legge in un comunicato – alla scelta di Papa Leone XIV di non rispondere alle gravissime dichiarazioni pubbliche di Trump che lo hanno riguardato. Un gesto di fermezza morale e non certo della debolezza che gli ha imputato il presidente Usa, la decisione di non alimentare il rumore, ma di restare ancorato alla responsabilità del proprio ministero”.
Per Manfredonia, “la forza della democrazia non sta nella competizione delle urla, ma nella capacità di custodire il senso delle istituzioni. Ed è anche quello che ci insegna il cristianesimo. La mitezza, quando è autentica, non è rinuncia: è un atto politico e culturale di altissimo profilo. In un tempo in cui il conflitto verbale sembra diventato la grammatica dominante, il Papa ci ricorda ancora una volta che la vera autorevolezza non ha bisogno di alzare la voce, che il silenzio e la preghiera possono sovrastare persino il rumore delle bombe e dei proiettili”. “Notiamo anche – prosegue il presidente delle Acli – come Trump abbia iniziato a fare uso strumentale del linguaggio religioso: immagini messianiche, narrazioni salvifiche, sue rappresentazioni come figura sacra, preghiere nella Sala Ovale. È un fenomeno che la storia conosce bene: ogni volta che il potere tenta di appropriarsi del sacro, nasce una forma di idolatria politica che nulla ha a che vedere con la fede”. “Le derive autoritarie iniziano spesso così, trasformando la religione in propaganda e la spiritualità in un dispositivo di legittimazione del potere”, ammonisce Manfredonia: “Sembra quasi che voglia sostituire con il suo culto quegli estremismi che dice di voler eradicare negli altri Paesi. Il cristianesimo, al contrario, ricorda che Dio si è fatto carne per stare dalla parte degli ultimi, degli oppressi, delle vittime della storia. Non con chi esercita dominio, ma con chi subisce ingiustizia. Per questo la Chiesa e in particolare il ministero del Papa non possono confondersi con logiche di potere che cercano nemici, alimentano paura o giustificano la violenza”. “La fede autentica non si piega alla retorica della forza: la smaschera. Chi si adopera per la morte non può piacere a Dio, ma può solo sperare nella Sua Misericordia”, ha concluso il presidente delle Acli.