“Ballano sulle rovine dell’era Orbán” titola oggi il sito Die Zeit in un reportage da Budapest che racconta la grande festa, nella notte scorsa, degli ungheresi che “hanno cacciato Viktor Orbán dal potere”. Tisza ha superato il 53% dei consensi e Fidesz si è fermato al 38%. Per questo, “a Budapest ieri sera si gridava ‘Il fiume Tibisco sta straripando!’, perché Tibisco è un affluente del Danubio, ed è anche il nome del partito vincitore, Tisza”, spiega il reportage, “come il cognome del vincitore, Péter Magyar, si traduce letteralmente con ‘ungherese’, e lui afferma di voler essere il primo ministro di tutti gli ungheresi”.
“Péter Magyar, l’uomo che ammirava Orbán e lo ha fatto cadere”, racconta invece El Pais, ricordando come Magyar fosse un ammiratore di Orbán e in Fidesz si sia impegnato, salvo poi uscirne “due anni fa, sbattendo la porta”. Sempre El Pais approfondisce le conseguenze della sconfitta di Orbán che “apre un nuovo ciclo politico in Europa, dove l’estrema destra ha già subito diverse battute d’arresto”.
Sul The Guardian, oltre Manica, “L’opposizione ungherese estromette Viktor Orbán dopo 16 anni al potere. Il partito Tisza di Péter Magyar vince le elezioni, mentre il primo ministro ammette la sconfitta; un risultato che probabilmente rimodellerà i rapporti con l’Ue”.
Su Le Monde si racconta della festa degli ungheresi che “celebrano il loro ritorno in Europa”. “Queste elezioni, che si erano trasformate in un referendum su Orbán e la sua diplomazia filorussa, si sono concluse con una vittoria storica per il suo avversario conservatore e filoeuropeo, Péter Magyar”.
Anche oltreoceano l’Ungheria la fa da padrona. Per esempio sul New York Times: “Orbán, faro della destra, ammette la sconfitta alle elezioni in Ungheria” titola, in un pezzo che spiega come la sconfitta di Orban “punto di riferimento per i sostenitori del movimento Maga e i populisti di destra in Europa, arresti l’ondata di rinascita nazionalista globale promossa dal presidente Trump”. Sempre sul Nyt, si analizza come l’elezione di Peter Magyar potrebbe cambiare le cose, anche se solo in parte, per l’Ue.
Da Mosca, la Komsomolskaja Pravda fa una lunga ricostruzione del contesto elettorale e dell’azione di Orbán che negli ultimi anni “si è opposto quasi da solo ai persistenti tentativi della leadership paneuropea di trasformare l’Ue in una sorta di “Stati Uniti d’Europa”, in cui Bruxelles avrebbe avuto l’ultima parola”. Ora la sconfitta di Orbán “danneggia chiaramente la reputazione di Trump e crea una situazione molto difficile per l’Europa. Con quasi tutti i leader dell’Ue in disaccordo con il loro ‘padre’ sulla guerra all’Iran, una sconfitta elettorale del suo protetto non potrebbe che irritare l’inquilino della Casa Bianca. E in questa situazione, esacerbata dal fallimento in Medio Oriente, Trump potrebbe ancora una volta sfogare la sua rabbia sui suoi alleati”.