“Un’abbondanza di mezzi e una confusione di fini”. La formula attribuita ad Albert Einstein ha aperto i lavori del seminario “Potenzialità e sfide dell’Intelligenza artificiale”, organizzato oggi a Roma dalla Segreteria per l’Economia e dall’Ufficio del lavoro della Sede Apostolica (Ulsa). Ad aprire i lavori, il direttore dell’Ulsa, Pasquale Passalacqua, che ha riferito come Papa Leone XIV, informato direttamente dall’iniziativa dal presidente mons. Marco Sprizzi, l’abbia “apprezzata e incoraggiata”, auspicando “una più profonda consapevolezza in questo ambito così attuale e complesso”. Per sintetizzare lo scenario aperto dalla diffusione dell’IA, mons. Paul Tighe, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha usato l’acronimo Vuca: volatilità, incertezza, complessità, ambiguità. I rischi sono concreti: “Armi biologiche, propaganda, disinformazione, sistemi che sfuggono al controllo umano”. In assenza di regolamentazioni internazionali, ha avvertito il presule irlandese, “le grandi potenze puntano alla superiorità tecnologica, soprattutto in ambito militare”, mentre “la consapevolezza di una possibile bolla finanziaria incentiva l’assunzione di rischi a scapito della sicurezza”. In questo quadro, ha sottolineato mons. Tighe, si comprende “l’attenzione suscitata dall’impegno di Papa Leone XIV nel porre la riflessione sull’intelligenza artificiale tra le priorità del suo pontificato”.