Durante le omelie e le riflessioni domenicali, in Messico, sono proseguiti i riferimenti all’ondata di violenza che si è scatenata nel Paese, dopo l’uccisione di Nemesio Oseguera, alias El Mencho, capo del cartello Jalisco Nueva Generación. Hanno suscitato dibattito anche le numerose immagini religiose trovate nel covo del capo del cartello. Il settimanale dell’arcidiocesi di Città del Messico, Desde la fe, ha sottolineato nel suo editoriale domenicale: “La violenza che oggi affligge il Messico non è nata nelle strade; è germogliata prima nei legami spezzati, nelle assenze prolungate, nella crescita di problemi non affrontati correttamente all’interno delle famiglie”. Durante l’omelia nella basilica di Guadalupe, nella messa che ha aperto il Mese della famiglia, l’arcivescovo, il cardinale Carlos Aguiar Retes ha sottolineato ai fedeli l’importanza di coltivare legami con i vicini, gli amici e la famiglia, affinché ci sia pace e “ogni conflitto, prima che esploda, venga risolto attraverso il dialogo”, soprattutto ora, in questi tempi “socialmente difficili in Messico e in gran parte del mondo”.
Il vescovo di Saltillo, Hilario González García, ha, dal canto suo, espresso una ferma condanna verso l’appropriazione di simboli sacri da parte della criminalità organizzata. Mons. González ha denunciato con vigore il fatto che i criminali e i capi dei cartelli facciano ricorso a icone della fede per giustificare le proprie azioni atroci, definendo questo fenomeno come un “uso delle immagini religiose in forma perversa”. Il vescovo ha sottolineato: “È una contraddizione totale cercare la protezione di Dio per commettere atti malvagi”. Di fronte a questa realtà, ha esortato i fedeli a non farsi confondere, e ha dichiarato: “Non si può mescolare la fede con la violenza o con il narcotraffico”.