“Non usiamo più il termine ‘marcia’, che viene dal mondo militare, per la pace, ma ‘cammino’, perché costruiamo insieme un processo di pace”. È una delle citazioni emerse dai gruppi di lavoro del 10° Seminario nazionale di pastorale sociale della Cei, riportata da Daniela Ropelato, docente dell’Istituto Universitario Sophia, nella restituzione finale dei laboratori. Nell’intervento, Ropelato ha individuato tre “tensioni feconde e produttive” emerse dal confronto tra i partecipanti: quella tra prossimità e profezia; quella tra prassi e fondazione teologica; quella tra la dimensione ad intra e la dimensione ad extra. Ha poi segnalato un’assenza significativa: “La dimensione globale appare poco declinata. Il riferimento alle guerre in corso in Ucraina, a Gaza, non è un tema ricorrente”. Una lacuna che, ha osservato, interroga: “Le sfide strutturali e geopolitiche sono veramente una sfida per il nostro agire e richiedono risorse, tempi e contesti differenti”. Come filo rosso dell’intera esperienza, Ropelato ha riletto l’espressione di don Tonino Bello, ripresa anche dalla nota pastorale della Cei: “La pace diventi vocabolario più che vocabolo”. Il lavoro dei gruppi, ha concluso, “è una tappa” di un più ampio progetto di mappatura delle esperienze di pace nei territori, affidato all’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro.