Diocesi: mons. Bodo (Saluzzo), “le fraternità pastorali richiedono un salto qualitativo che va dalla collaborazione ad una progettazione unitaria”

“Le fraternità pastorali richiedono un salto qualitativo che va dalla collaborazione ad una progettazione unitaria, come sistema stabile di attuazione della pastorale sul territorio. Un ‘progettare insieme’ con i diversi sacerdoti, diaconi, laici presenti nella fraternità pastorale. Questo cammino è per rimanere dentro le sfide che ci pone il presente per muovere i primi passi verso il futuro della nostra Chiesa locale”. Lo sottolinea il vescovo di Saluzzo, mons. Cristiano Bodo, in una riflessione sulla realtà della fraternità pastorale che – puntualizza – “permette di realizzare un’azione pastorale più coordinata e unitaria nello stesso territorio. Nel contempo, presuppone e valorizza la presenza attiva, responsabile e convergente dei diversi ministeri”. “Affrontare la situazione delle fraternità pastorali – osserva il presule – vuol dire affrontare il compito dell’evangelizzazione, in quest’epoca così particolare dove occorre solcare nuovi mari per giungere a percorrere nuove rotte per approdare ad un porto sicuro”. Papa Francesco – ricorda mons. Bodo – nell’Evangelii Gaudium dice: “La parrocchia non è una struttura caduca, proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del Pastore e della comunità” (n. 28). “Si passa così – rileva il vescovo – dal ‘comodo criterio del si è sempre fatto così’ (EG. n. 33) ad una nuova creatività, che implica anche nuovi criteri di discernimento spirituale. Questa uscita non consiste soltanto in un atteggiamento spirituale: diventa stile della vita e dell’azione della Chiesa, una comunità missionaria”. “L’Evangelii Gaudium – prosegue mons. Bodo – esorta tutta la Chiesa a un cammino di una conversione pastorale e missionaria. Rendere missionario il popolo di Dio è operare per formare persone convinte che l’essere cristiani sia annunciare – con la vita e nella vita – la morte di Cristo, proclamare la sua Resurrezione in attesa della sua venuta”. “Solo così – conclude il vescovo – si potrà parlare di un nuovo modo di ‘fare’ pastorale, che prende il nome di “pastorale di insieme”, attraverso la quale è possibile condividere scelte e cammini pastorali”.
Diffondendo poi alcune “Note di metodo pastorale”, mons. Bodo ammonisce: “Anno liturgico e tradizione si compenetrano e si integrano favorendo in tal modo l’unità, della comunità che celebra i Misteri della propria fede nel Risorto, nella diversità, specifica di ogni territorio, abbellito e arricchito da usi e costumi, propri e caratteristici”. Dopo aver richiamato alcuni punti essenziali – “preghiera”, “corresponsabilità pastorale”, “dinamismo ecclesiale”, “opportunità di verificare e di valutare i percorsi pastorali”, “lettera pastorale” del vescovo e “Convegno diocesano” di inizio anno – il presule conclude suggerendo di “realizzare, soprattutto durante la stagione primaverile, a livello di vicaria o di fraternità pastorale, gite o pellegrinaggi, a cui invitare anche il vescovo. Sono momenti di reciproca conoscenza e di scambio di esperienze”.

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