“Non confondiamo mai la comunicazione con la connessione; un conto è essere connessi, cioè essere messi potenzialmente in condizione di comunicare, altro è comunicare cioè condividere il senso, il significato delle cose, nel rispetto reciproco delle posizioni”. È il monito lanciato questa mattina da Francesco Giorgino, giornalista e docente universitario, intervenendo a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, all’evento “I Giubilei del ‘900 e la cultura visuale” per la presentazione dei webdoc “I Giubilei mediatici”.
“I webdoc – ha osservato – stimolano la riflessione sull’evoluzione dei media e sul loro ruolo nella costruzione dell’immagine pubblica della Chiesa e della religiosità nel Novecento”. Giorgino si è poi soffermato su come nello “studio dell’uso dei mezzi di comunicazione di massa in chiave orizzontale – e non solo in chiave verticale – da parte della Chiesa per poter rendere l’evento giubilare, l’Anno Santo, il più possibile utile anche ai fini del processo di evangelizzazione, è assai significativo il rapporto con il contesto sociale che già emerge dai primi frame della docuserie”. “Ad un certo punto della storia – ha osservato – la narrazione sul Giubileo diventa esclusivamente incentrata sulla forza, sulla capacità di impatto dell’immagine; la parola fa un passo indietro per lasciare all’immagine la capacità narrativa, persino con i silenzi”. Riferendosi al luglio 1975 e all’“utilizzo della maestria di Franco Zeffirelli”, il giornalista ha quindi evidenziato come negli anni – poi con Ermanno Olmi e Wim Wenders – sia maturata la “grande disponibilità della Chiesa a farsi raccontare dal cinema in una chiave di creazione e di consolidamento del vincolo sociale”. Giorgino ha anche sottolineato che, per la Chiesa, “c’è un fil rouge tra il cinema, la radio e la televisione, che pone il tema della cultura dell’audiovisivo in termini di tecnica, ma anche in termini di attivazione di processi di significazione, come un elemento strategico per poter recuperare peso e presenza all’interno di una società sempre più attratta, anche per colpa dei mezzi di comunicazione di massa, dalla cultura laica e laicista”.
Chiamato a commentare i webdoc presentati, il regista Mimmo Calopresti, autore tra l’altro del documentario “Cutro, Calabria, Italia”, ha affermato che “I Giubilei mediatici” sono supportati da “un eccezionale materiale di repertorio. Oggi c’è una riscoperta del documentario molto importante: la gente – ha rilevato – vuole conoscere, capire. E questi wedoc aiutano in maniera egregia”.
La docuserie, composta da quattro episodi di 15 minuti è disponibile online da oggi sul canale YouTube Memorie audiovisive del cattolicesimo.