“Quando ero un fabbricante di armi, pensavo che la guerra fosse connaturata con l’animo umano”. Lo ha rivelato l’ingegnere Vito Alfieri Fontana, ex fabbricante di armi che nel 1993, dopo una conversione personale, ha deciso di lasciare il lavoro nella produzione di armi per aderire alla Campagna internazionale per la messa al bando delle mine, iniziando il suo impegno in prodotti umanitari. “Chi lavora nel settore degli armamenti si dà da fare per offrire prodotti e soluzioni rapide ed efficaci alla guerra e ci sono clienti che fingono di crederci”, ha testimoniato l’ingegnere durante la conferenza stampa di presentazione – in sala stampa vaticana – del messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace. “L’importante è che il venditore e l’acquirente facciano un buon affare”, ha proseguito il relatore: “Invece le guerre si rotolano nel fango per continuare all’infinito le forniture e aumentare i prezzi, altrimenti il fronte crolla. La gente che vive nelle trincee vive la condizione più brutta che ogni essere umano possa vivere: paura, paura, paura, e poi la morte”. “La mia vita di prima non era male: i problemi si affacciavano e sparivano, se non avessi messo io le mine antiuomo le avrebbe messe in altro, la guerra manteneva stabile il lavoro”, ha detto Alfieri: “Poi si inceppa il meccanismo: le domande dei figli, le pressioni dell’opinione pubblica che scopre il problema delle mine antiuomo. La vita l’ho cambiata cercando di porre un minimo rimedio: quello che per me era normale era diventato peso. Esci da una bolla privilegiata in cui vive l’1% della popolazione che produce e distribuisce armi, ed entri nel 99% di chi non vuole la guerra e ne ha paura. Miliardi di persone vogliono e sperano di vivere e convivere in pace, ma la coscienza comune viene lacerata dalla menzogna, dalla paura, dalla mancanza di sostentamento, facendo il gioco di quella esigua minoranza che alimenta per i propri scopi i conflitti”. Per bonificare un’area minata, ha reso noto l’ingegnere, ci vogliono dai 20 ai 30 anni e l’operazione di sminamento costa 50 centesimi al metroquadro. “In Italia si fanno dai 10 ai 15mila interventi l’anno interventi di bonifica per le mine della seconda guerra mondiale. Dire quante mine ci siano nel mondo è impossibile, ma l’obiettivo rimane vittime zero. Ci vuole tempo, ma non è un’impresa disperata. La follia è invece mettere le mine adesso, a guerra in corso: è una follia, le mine non hanno nessun valore militare, ma saranno un elemento di vendetta per chi vorrà tornare in quelle terre, e non potrà farlo”.