La secolarizzazione negli Stati Uniti, in Europa orientale e in America latina. Se n’è parlato alla sessione di formazione ecumenica del Sae in corso a Camaldoli. Da Dublino, lo storico delle religioni e teologo Massimo Faggioli, professore di ecclesiologia al Trinity College, ha evidenziato che è difficile parlare di secolarizzazione in America perché, se esiste, è un’idea dell’Europa moderna, dalle guerre di religione in poi, molto meno negli Stati Uniti. A questo concorre anche il fatto che il termine più difficile da tradurre in inglese è laico e laicità, per una questione ontologica. Il concetto è obliquo rispetto al Dna stesso degli Stati Uniti, che non è una nazione come le altre, è un atto di fede ancora prima di una convenzione politica.
Lo storico si è poi concentrato sulle situazioni delle diverse confessioni cristiane, che hanno avuto traiettorie diverse di evoluzione e involuzione negli ultimi cento anni. Le componenti del cristianesimo americano – evangelica, latino americana, asiatica e tutte le diverse componenti cattoliche – si posizionano in modo diverso rispetto alla secolarizzazione. Faggioli ha parlato della frammentazione delle denominazioni protestanti che si dividono su temi come le culture, la sessualità, il gender e la questione razziale, mentre il cattolicesimo si mostra come un’alternativa, la sola grande Chiesa che non si divide formalmente.
La sua opinione è che la secolarizzazione nell’America del nord tocchi maggiormente il mondo protestante perché esso si concede più facilmente a un certo tipo di modernità americana di imprenditoria e di commercio, tecnologica e tecnocratica, mentre il cattolicesimo non solo resiste meglio, ma diventa una Chiesa rifugio. Se una persona non abbraccia il cristianesimo, abbraccia comunque qualcos’altro, vede la salvezza nella tecnologia, che diventa una forma di religione.
Il vero problema americano non è la secolarizzazione rispetto alla fede in Dio, ma la secolarizzazione rispetto alla religione civile americana, un insieme di credenze per cui l’America è “la nostra chiesa”. C’è una crisi di fede nella religione civile. Il trumpismo, ha sostenuto Faggioli, non è solo il populismo, ma una forma di messianismo, che promette una salvezza politica e si pone su un sostrato americano: il Paese come la nazione eletta da Dio. Devi credere nell’America. È un problema importante, perché non c’è nessuna secolarizzazione più pericolosa che la caduta di fede nell’America. Per lo storico, il trumpismo vuole che il cattolicesimo e il protestantesimo perdano il controllo sugli Stati Uniti. I pastori protestanti attorno alla Casa Bianca non sono tutto il protestantesimo americano, ma ne fanno parte integrante.
Sergej Tikhonov, docente all’Istituto teologico Sant’Eufemia di Reggio Calabria e dell’Istituto di scienze religiose di Reggio Calabria, maestro iconografo, ha parlato della confessione cristiana ortodossa nelle diverse aree dell’Europa orientale. Essa ne rappresenta la principale matrice identitaria culturale.
Uno sguardo “disincantato” sull’America Latina è quello di Hanz Gutierrez, docente di Etica, Bioetica, Filosofia della religione, Teologia della salute, Psicologia della religione presso la Facoltà avventista di teologia di Firenze. Per Gutierrez, “la teologia poetica è una teologia contemplativa, che osa incantare il mondo. Non reifica il modo di vivere la fede. Questa teologia poetica trova l’incantesimo non ai margini della vita ma al centro della vita. Secondo Weber, ‘la rivoluzione protestante era nata dal mettere l’ascetismo nel mezzo del mondo’. Oggi la sfida del protestantesimo è come mettere la poetica al centro del mondo”.