Ogni anno tra le 50 e le 70 tonnellate di oro del Sudan, per un valore stimato tra i 4,5 e gli 8 miliardi di dollari, vengono contrabbandate illegalmente dalle due forze armate in conflitto, l’esercito sudanese (Saf) e le Rapid Support Forces (Rsf). La maggior parte del metallo prezioso finisce negli Emirati Arabi Uniti, dove viene raffinato, cambia certificato di provenienza e rientra legalmente nei mercati europei, Italia compresa, passando anche dalla Svizzera. È la denuncia della Fondazione Nigrizia Ets, rilanciata oggi alla Camera dei deputati, a oltre tre anni dall’inizio del conflitto che ha provocato quella che viene definita la più grave crisi umanitaria al mondo, con 33 milioni di persone, due sudanesi su tre, dipendenti dagli aiuti umanitari. I missionari comboniani chiedono alla Commissione europea di introdurre una Due Diligence specifica per l’oro, rafforzando i controlli su raffinerie, hub commerciali e prodotti derivati. “Dal 2012 al 2024 almeno 400 tonnellate di oro africano sono entrate negli Emirati Arabi Uniti”, ha spiegato Brando Ricci, giornalista di Nigrizia, secondo cui “i volumi maggiori di contrabbando sono in mano alle forze armate. Nonostante dal 2025 siano stati bloccati i voli per gli Emirati il contrabbando prosegue via terra”. Pur essendo soggetti agli obblighi europei di Due Diligence, “l’applicazione è praticamente nulla”, ha aggiunto. È un appello “a non dimenticare e non lasciarsi assuefare da questa droga che si chiama guerra”, quello lanciato da fratel Antonio Soffientini, missionario comboniano, rilanciando “il grido di chi chiede corridoi umanitari, protezione internazionale e aiuti umanitari”, con un richiamo al lungo assedio di El Obeid. Padre Dario Bossi, comboniano in Brasile, ha ribadito la necessità di monitorare “l’intera filiera per evitare il lavaggio dell’oro proveniente da Paesi in conflitto e che appoggiano gruppi armati”, chiedendo trasparenza anche sulle importazioni italiane di oro da Emirati e Svizzera. Sul fronte politico la deputata Lia Quartapelle, vicepresidente della commissione Esteri della Camera, ha annunciato: “Presenteremo interrogazione parlamentare sul traffico di oro che alimenta la guerra in Sudan”. Il deputato Paolo Ciani ha assicurato: “Non resteremo silenziosi”, mentre il senatore Graziano Delrio ha sottolineato che “essere pacifisti vuol dire impegnarsi per rimuovere le cause che provocano le guerre e svelare gli interessi che ci sono dietro”.