Il primo ministro iracheno, Ali al-Zaidi, ha indicato il ritorno delle famiglie cristiane come una priorità nazionale e si è impegnato a includere coloro che rientreranno nel Paese in un programma governativo che prevede l’assegnazione di un milione di lotti residenziali. Lo si legge in un comunicato odierno di Acs, Aiuto alla Chiesa che soffre. “Il ritorno dei cristiani costretti a lasciare il Paese a causa delle difficili circostanze attraversate dall’Iraq rappresenta una priorità nazionale e governativa. La vera forza dell’Iraq risiede nella sua diversità nazionale, religiosa e culturale, nonché nell’unità, nell’integrazione e nella coesione sociale del suo popolo. I cristiani sono una componente attiva e una parte essenziale della società irachena, nonché interlocutori fondamentali nella costruzione dello Stato e nella definizione della storia e del futuro dell’Iraq”, ha dichiarato il primo ministro.
Nel 2000 vivevano in Iraq circa 1,5 milioni di cristiani, ma le successive ondate migratorie ne hanno ridotto il numero a meno di 300.000. Oltre all’instabilità provocata dall’invasione del 2003 e dal rovesciamento del regime di Saddam Hussein, nel corso dei decenni i cristiani sono stati presi di mira in modo particolare dai gruppi jihadisti, soprattutto nel 2014, quando lo Stato Islamico invase Mosul e la Piana di Ninive. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante la visita al primo ministro, l’11 luglio, da parte del nuovo patriarca della Chiesa caldea, sua beatitudine Paolo III Nona.
All’incontro con il primo ministro era presente anche mons. Bashar Warda, arcivescovo caldeo di Erbil, il quale ha riferito ad Aiuto alla Chiesa che soffre che la questione sarà affrontata dai vescovi nel corso di una riunione prevista tra poche settimane. “Ad agosto si terrà ad Ankawa la riunione della Conferenza episcopale cattolica, che non si riunisce dal 2021, anno della visita del Papa, e sono certo che sua beatitudine affronterà questo tema”. Secondo mons. Warda, il primo ministro ha spiegato alla delegazione caldea di auspicare un maggiore contributo dei cristiani in ambiti specifici, invitando gli imprenditori della diaspora a rientrare e a investire nel Paese. «La Chiesa ha accolto con favore questo appello», afferma l’arcivescovo. “Il primo ministro ha vissuto tra i cristiani e, quindi, li conosce molto bene. Ha affermato che sarebbe lieto di vedere un maggior numero di cristiani impegnati nei settori della sanità e dell’istruzione, perché ha fiducia in loro e conosce la qualità dell’educazione e dell’assistenza sanitaria che offrono. Ci ha assicurato che possiamo contare su di lui per qualsiasi necessità, e questo è molto incoraggiante”.