Israele: Abunassar (Forum Cristiani Terra Santa), “Stop alle mistificazioni sui cristiani. I numeri non raccontano tutta la realtà”

“Basta con le mistificazioni sul numero e sulla condizione dei cristiani in Israele”. È quanto scrive sul proprio profilo Facebook Wadie Abunassar, coordinatore del Forum dei cristiani di Terra Santa, commentando la diffusione da parte di un sito israeliano di dati che metterebbero in evidenza la crescita della presenza cristiana in Israele rispetto al calo registrato in altri Paesi della regione, come Siria e Iraq. Secondo Abunassar, la lettura proposta è “parziale” e viene utilizzata per rafforzare una narrazione secondo la quale Israele sarebbe il Paese più favorevole ai cristiani del Medio Oriente. “Nel frattempo, alcuni esponenti politici israeliani continuano a sostenere che il loro Paese rappresenti il luogo migliore per i cristiani in Medio Oriente”, osserva il coordinatore del Forum. Nel suo intervento, Abunassar sottolinea che l’aumento numerico comprende sia cristiani locali sia stranieri e che la quota dei cristiani non arabi in Israele supera ormai il 25%. Inoltre, evidenzia che le statistiche israeliane comprendono anche i cristiani di Gerusalemme Est, “territorio annesso da Israele con una decisione non riconosciuta dal diritto internazionale”. Per Abunassar, tuttavia, la questione centrale non riguarda i numeri bensì la condizione concreta delle comunità cristiane. Nel post denuncia episodi di discriminazione e marginalizzazione: “Basta chiedere agli abitanti dei villaggi sfollati di Iqrit e Kafr Bir’im, ai dirigenti delle scuole cristiane, o ai monaci e alle suore che spesso sono vittime di insulti e molestie senza che, nella maggior parte dei casi, vi siano conseguenze adeguate per i responsabili”. “L’aspetto più grave – sostiene – è l’assenza di un interlocutore statale capace di affrontare seriamente questi problemi”. Il coordinatore del Forum rileva inoltre che in diversi Paesi arabi i cristiani godrebbero di pieni diritti di cittadinanza e di canali istituzionali per la tutela delle proprie esigenze, indicando come esempio la Giordania. Da qui l’appello finale “a tutti i responsabili politici della regione, e in particolare a quelli israeliani”, affinché garantiscano pari trattamento a tutti i cittadini, soprattutto alla luce della frequente presentazione di Israele come “l’unica democrazia del Medio Oriente”.

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