A un anno dall’attacco che il 17 luglio 2025 colpì la parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza provocando tre morti e numerosi feriti, il parroco padre Gabriel Romanelli ha voluto ricordare quella giornata e, in video, rilanciare un forte appello per la pace. “Oggi ricorre un anno da quel massacro”, afferma il sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato in un videomessaggio diffuso dalla parrocchia. Quel mattino, racconta, nel complesso della chiesa vivevano circa 450 sfollati. “Non c’era nulla che facesse presagire quanto sarebbe accaduto”. Intorno alle 10 un proiettile colpì la facciata della chiesa. Le pietre e le schegge provocate dall’esplosione uccisero due donne anziane e il portinaio della parrocchia, mentre altre dodici persone rimasero ferite, tra cui il giovane Suhail e Najib, tuttora segnato dalle conseguenze dell’attacco. “Da lì in avanti fu il caos. Cercammo anzitutto di soccorrere i feriti più gravi. Fu qualcosa di profondamente triste e doloroso”, ricorda Romanelli, anch’egli ferito a una gamba. Il sacerdote racconta di essere riuscito a impartire l’assoluzione e la benedizione papale alle vittime. Ma il passaggio più significativo della testimonianza riguarda la reazione della comunità cristiana di Gaza. Già poche ore dopo la tragedia, durante la messa celebrata per le vittime, emerse con forza uno spirito di riconciliazione. “Una cosa che mi colpì profondamente fu lo spirito di perdono presente nella comunità”, afferma il parroco. “I cristiani del Medio Oriente non chiedono mai vendetta, non la desiderano mai. Sanno che il giudizio appartiene a Dio e che il perdono è un comando divino”. Da qui il richiamo al Vangelo: “Perdonate, perdonate: è ciò che ci ha insegnato Gesù”. A distanza di un anno, la situazione nella Striscia resta drammatica. “La guerra non è terminata. La situazione resta gravissima”, avverte Romanelli. Nonostante il cessate il fuoco abbia portato un miglioramento relativo, “i bombardamenti proseguono”, mentre nella città di Gaza “nessuno parla ancora seriamente di ricostruzione”. La popolazione, spiega, vive in una condizione di forte angoscia e incertezza sul futuro. “Oggi, per grazia di Dio, siamo ancora qui, presenti nella parrocchia”, sottolinea il sacerdote. L’ultimo pensiero è un nuovo appello alla comunità internazionale e ai credenti di tutto il mondo: “Continuiamo a pregare per la pace. Continuiamo a pregare affinché il mondo comprenda che questa guerra deve finire. Continuiamo a pregare perché il Signore tocchi i cuori degli uomini”.