Iraq: Paolo III Nona (patriarca caldeo) al monastero delle Figlie di Maria, “la piena conoscenza cristiana è conoscere Dio e se stessi alla sua luce”

(Foto Patriarcato caldeo)

Il patriarca della Chiesa caldea, Mar Paolo III Nona, ha visitato nella serata di ieri il monastero delle Suore Figlie di Maria a Baghdad, partecipando a un incontro promosso dalla congregazione religiosa alla presenza di rappresentanti degli ordini maschili e femminili e di numerosi sacerdoti della capitale irachena. Accolto dalla superiora generale, madre Naam Kamura, il patriarca ha tenuto una relazione dal titolo “La fede alla luce della conoscenza e la bellezza dell’arte”, soffermandosi sul significato della conoscenza nella tradizione biblica e cristiana. Nella Sacra Scrittura, ha spiegato, la conoscenza non indica soltanto un sapere intellettuale, ma una relazione personale, sia tra Dio e l’uomo sia tra le persone. Nella riflessione cristiana, inoltre, essa si declina in diverse dimensioni: sensibile, razionale e spirituale, quest’ultima rivelata dall’azione dello Spirito Santo. “La piena conoscenza cristiana è conoscere Dio, conoscere se stessi alla luce di Dio e intraprendere un cammino di cambiamento permanente attraverso questa conoscenza”, ha affermato il patriarca. La conoscenza cristiana, ha aggiunto, nasce dall’incontro tra la grazia divina, l’intelligenza umana e la disponibilità della persona ad entrare in comunione con Dio: “La conoscenza cristiana è un incontro tra la grazia che si rivela, una mente che riceve e comprende, e un essere che si arrende ed entra in comunione con Dio”. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della bellezza e dell’arte come vie privilegiate per l’incontro con il Signore. Richiamando la tradizione cristiana orientale, Nona ha definito l’icona “una teologia illustrata, non una decorazione murale”, sottolineandone il valore come strumento di preghiera, contemplazione e formazione alla fede. Il patriarca ha inoltre richiamato il significato dell’architettura sacra e della liturgia, vista come un’arte capace di integrare parola, movimento e canto in un’unica esperienza spirituale. Concludendo il suo intervento, il patriarca ha individuato nella fede “il punto di convergenza tra conoscenza e arte: entrambe, ha osservato, conducono il credente ad approfondire il proprio rapporto con Dio, ad aprirsi alla sua grazia e a maturare un autentico cammino di comunione con Lui”.

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