Come ogni anno, il 15 luglio, la Chiesa di Gerusalemme celebra la dedicazione della basilica del Santo Sepolcro. La liturgia di quest’anno è stata presieduta dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, che ha concelebrato con l’abate benedettino della basilica della Dormizione, Nikodemus Schnabel, l’abate di Maria Laach, Mauritius Wilde, e il cardinale Grzegorz Ryś, arcivescovo di Cracovia. Presenti anche alcuni membri dell’Ordine dei Cavalieri Equestri del Santo Sepolcro, impegnati nelle scorse settimane in un servizio di pulizia e restauro dei candelabri della basilica. Nell’omelia, il Custode ha ricordato il significato profondo della ricorrenza: “Ogni anno, celebrando la dedicazione della basilica del Santo Sepolcro, facciamo memoria non semplicemente di un edificio, ma del cuore della nostra fede. Questa basilica custodisce la memoria della risurrezione di Cristo Gesù”. Un luogo che, ha sottolineato, conserva il mistero dell’“Innocente che ha preso su di sé il peccato del mondo”. Padre Ielpo ha poi collegato il messaggio della risurrezione alle sofferenze che oggi attraversano la Terra Santa e il mondo. “Anche oggi il Signore continua a portare le nostre iniquità. Continua a prendere su di sé il peso dell’odio, della violenza, della guerra, delle divisioni, dell’indifferenza”, ha affermato. Richiamando il dramma vissuto da tante popolazioni, ha aggiunto: “Ogni giorno vediamo uomini, donne e bambini innocenti che soffrono. Vediamo popoli feriti, famiglie distrutte, persone che sembrano non avere più volto né speranza”. Proprio nel luogo della risurrezione, ha spiegato il Custode, emerge il senso cristiano della salvezza: “Qui, nel luogo dove Cristo ha vinto il male con l’amore, comprendiamo che Dio non salva il mondo con la forza, ma condividendo fino in fondo la sofferenza dell’uomo”. Al centro della riflessione anche il legame inscindibile tra passione e risurrezione. “La basilica del Santo Sepolcro custodisce insieme il Calvario e il sepolcro vuoto. Non possiamo separarli”, ha detto Ielpo. “La passione senza la risurrezione sarebbe soltanto una tragedia. La risurrezione senza la passione sarebbe un’illusione. Qui impariamo che l’amore di Dio passa attraverso la croce e trasforma la morte in vita”. Concludendo l’omelia, il Custode ha invitato i fedeli a riconoscere la presenza di Cristo nei sofferenti del nostro tempo. “Oggi, celebrando la dedicazione di questa basilica, chiediamo una grazia: che anche noi possiamo compiere il cammino descritto da Isaia, passare dai nostri giudizi alla fede, imparare a riconoscere il volto di Cristo nei sofferenti di oggi e credere che nessuna sofferenza vissuta con Lui è inutile”.