Si apriranno questa sera alle 18 le celebrazioni per l’ottavo centenario della traslazione del corpo dell’abate Gioacchino da Fiore da San Martino di Canale alla grande abbazia florense attorno alla quale nacque la cittadina di San Giovanni in Fiore (Cs). Questa sera il primo appuntamento è nella chiesa matrice della città di San Giovanni in Fiore dove si terrà una “statio” nella quale si farà memoria della traslazione del corpo di Gioacchino e il postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione, don Enzo Gabrieli, illustrerà il significato di questo momento che non è legato solo ad un aspetto storico ma si tratta di “un vero e proprio atto giuridico che potrebbe configurarsi come una canonizzazione vescovile”, si legge in una nota della diocesi di Cosenza-Bisignano. Si parla infatti di canonizzazione vescovile quando, “con il permesso del vescovo del luogo e accogliendo i segni e la fama di santità e la vox populi, il corpo di un servo di Dio veniva elevato dalle tombe terragne collocato in un’apposita tomba in una chiesa o traslato da un piccolo luogo di culto ad una grande chiesa”. Tale atto veniva accompagnato anche dalla composizione e dalla lettura pubblica di una Vita e dalla narrazione dei miracoli. Questa prassi rimase in vigore nella chiesa fino al 1234 “convivendo con altre prassi volute dai Sommi pontefici che vollero centralizzare l’atto di beatificazione e canonizzazione per superare alcuni abusi e avviare una procedura più scrupolosa e consona per garantire un pronunciamento definitivo del Romano Pontefice”. Nel caso di Gioacchino da Fiore, per l’Ordine florense, per i cistercensi e i Bollandisti, questo è avvenuto nell’anno 1226 quando era ancora arcivescovo di Cosenza mons. Luca da Casamari. L’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Giovanni Checchinato questa sera presiederà l’eucarestia nell’Abbazia Floresense con i parroci della cittadina, gli ex rettori dell’Abbazia e i fedeli. Nel corso di quest’anno, ha annunciato il parroco don Claudio Albanito, che sta coordinando le attività in Abbazia, saranno organizzate altre attività spirituali, culturali e memoriali per celebrare tale evento storico. Non si tratterà di voler “anticipare il giudizio della Chiesa ma di far memoria e vivere con intensità un appuntamento legato ad una grande figura storica, religiosa e teologica della nostra Chiesa”, scrive la diocesi.