“Offrire rifugio alle persone vulnerabili e perseguitate del mondo è un principio fondante del nostro Paese ed è ciò che lo rende grande. Per decenni gli Stati Uniti erano noti per offrire questa opportunità, non favorendo un particolare gruppo, ma concedendo protezione in conformità alle nostre leggi, ai valori condivisi e all’interesse nazionale. Oggi, purtroppo, non è così”. Lo afferma mons. Brendan J. Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense (Usccb), in risposta alla pubblicazione nel Federal Register di una determinazione presidenziale d’emergenza sulle ammissioni di rifugiati per l’anno fiscale 2026. La misura consente l’ingresso negli Stati Uniti di 10.000 persone, esclusivamente afrikaner sudafricani. Mons. Cahill apprezza il riconoscimento che “il nostro Paese può continuare a reinsediare rifugiati”, ma rinnova l’appello affinché il reinsediamento sia esteso “ad altri nel bisogno, inclusi coloro che sono perseguitati sulla base della loro fede, che al momento non hanno accesso ad alcuna forma di rifugio nel nostro Paese”. A gennaio 2025 il presidente aveva sospeso a tempo indeterminato il programma di ammissione dei rifugiati, fissando il tetto per il 2026 a 7.500 persone. Al momento della sospensione, oltre 100.000 persone erano state approvate in via condizionale e attendevano il reinsediamento, alcune dopo anni di iter.