La vita dei venezuelani è stata caratterizzata negli ultimi anni da “un impoverimento generalizzato”. È il grido d’allarme lanciato dai vescovi del Venezuela nell’Esortazione pastorale pubblicata oggi a conclusione della 125ª Assemblea Ordinaria Plenaria e presentata in una conferenza stampa a Caracas. Il documento descrive un deterioramento allarmante della qualità della vita, che colpisce in particolare i sistemi di istruzione e salute, lasciando i malati senza medicine e gli anziani in solitudine. La Conferenza episcopale venezuelana esprime profonda solidarietà ai milioni di migranti fuggiti all’estero e denuncia la “conseguente disintegrazione delle famiglie” e la marginalizzazione delle comunità indigene. Davanti a questa emergenza, la Chiesa chiede un cambiamento radicale nella gestione economica: a questo proposito, sottolineano, “è imperativo che le risorse derivanti dalla riattivazione dell’industria petrolifera siano destinate al miglioramento della qualità dei salari e all’attuazione di programmi sociali, concepiti non da clientelismi di parte, ma generando iniziative personali, comunitarie e imprenditoriali che garantiscano lavoro e salari dignitosi, consentendo ai cittadini di vivere e soddisfare i bisogni materiali, sociali e intellettuali di base propri e delle loro famiglie (cfr. Costituzione Nazionale, art. 91)”. I vescovi rinnovano l’impegno della Chiesa attraverso parrocchie e Caritas per la promozione del bene comune e annunciano la prossima Campagna di Quaresima, dal titolo “Sanare la ferita. Abbracciare la vita”, come opportunità per unire le volontà e costruire un futuro di speranza ispirato all’esempio dei santi e beati locali.