Safer Internet Day: Eu Kids Online, 89% ragazzi italiani 9-16 anni utilizza AI ma molti sono diffidenti. Mascheroni, “alleanza governi, Ue, aziende, scuola, famglia”

L’89% dei bambini e adolescenti italiani tra i 9 e i 16 anni ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa tra marzo e ottobre 2025. È il dato principale del nuovo report Eu Kids Online, pubblicato in occasione del Safer Internet Day, che ha coinvolto 25.592 giovani in 17 Paesi europei, di cui 2.170 in Italia. Nonostante la diffusione capillare, il rapporto evidenzia una forte diffidenza verso l’AI percepita come un rischio per la perdita di competenze e per la tendenza a “impigrire”.
Molti ragazzi temono che delegare compiti scolastici a ChatGPT riduca la capacità di pensare autonomamente. “Quando l’AI fa i riassunti oppure aiuta a fare i compiti – afferma Elisa, 13 anni – per me quello è uno svantaggio perché così una persona usa meno la testa e questo contribuisce a rendere più stupida la gente”. Tommaso, 16 anni, aggiunge: “Quello che l’utilizzo di queste intelligenze artificiali ti toglie, secondo me, più che la creatività, è la voglia”.
Il 45% dei giovani italiani usa l’intelligenza artificiale per risparmiare tempo, mentre il 43% la consulta quando non trova altrove ciò che cerca. Per molti diventa “il nuovo Google”, soprattutto per riassumere testi (44%) o ottenere suggerimenti pratici (34%, contro il 25% europeo). In Italia è più alta anche la percentuale di chi chiede consigli su salute e fitness (20%) o su questioni personali (24%), pur mantenendo cautela: gli adolescenti dichiarano di fidarsi più dei medici che dei chatbot. La mancanza di fiducia nelle risposte dell’AI è una delle principali ragioni di non utilizzo. “Le dice in un modo molto convincente, per cui anche se dicesse una cosa sbagliata sarebbe molto difficile capire che è sbagliata. […] Non ti contraddice mai”, osserva Francesco, 17 anni.
Il report segnala inoltre un marcato divario di genere: solo il 23% delle ragazze usa l’AI per testarne i limiti, contro il 36% dei coetanei maschi. “Emergono divari che riproducono differenze già osservate nell’uso di internet – commenta Giovanna Mascheroni, coordinatrice del team italiano –. Serve una responsabilità condivisa tra governi, Ue, aziende, scuola e famiglia per tutelare i diritti dei minori e mitigare i rischi”.

 

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa