Terra Santa: Betlemme, visita del Custode Ielpo agli scavi archeologici del Campo dei pastori. Allo studio valorizzazione dell’area

(Foto Custodia Terra Santa)

Visita ieri del Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, e di altri frati della Custodia, al Campo dei pastori, uno dei luoghi più significativi della tradizione evangelica nei pressi di Betlemme, interessato da una nuova e articolata campagna di scavi archeologici, frutto della collaborazione tra il Pontificio Istituto di archeologia cristiana e la Custodia di Terra Santa. La visita, fa sapere la Custodia attraverso il suo sito, è servita a vedere lo stato di avanzamento delle ricerche e le prospettive future dei lavori presso il Campo dei pastori. A guidare il lavoro sul campo è un’équipe composta da studiosi e ricercatori, tra cui il professor Gabriele Castiglia, docente di Topografia dell’Orbis Christianus Anticus, e fr. Simone Schiavone, frate minore conventuale e dottorando in Archeologia cristiana. Come raccontato dai ricercatori, il progetto nasce inizialmente con un obiettivo apparentemente semplice: una campagna di pulizia e di nuova documentazione delle strutture archeologiche già note, in modo da aggiornarne la lettura e valutarne una possibile futura fruizione. Gli interventi attuali, spiegano dalla Custodia, si inseriscono in continuità con le ricerche condotte negli anni Cinquanta del Novecento da padre Virgilio Corbo, archeologo francescano dello Studium Biblicum Franciscanum, che scavò una parte significativa dell’area, portando alla luce strutture ecclesiali legate alla memoria cristiana del sito. Proprio a partire da quelle indagini storiche, l’équipe ha ripreso lo scavo della zona della chiesa, già parzialmente esplorata da Corbo, affiancandovi nuove indagini in settori finora rimasti inesplorati. Tra i prossimi passi del progetto vi è l’auspicio di avviare una campagna di indagini georadar, una tecnica diagnostica non invasiva che permetterebbe di valutare l’estensione del sito senza ricorrere esclusivamente allo scavo stratigrafico. I risultati di queste analisi saranno decisivi per orientare le scelte future, sia in termini di ricerca scientifica sia di valorizzazione dell’area. Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle spiegazioni dei ricercatori, riguarda il contesto in cui si è svolta la ricerca. L’équipe si trovava in Terra Santa il 7 ottobre 2023, evento che ha segnato profondamente l’andamento dei lavori. Nei mesi successivi, le difficoltà logistiche, i controlli sempre più rigidi e il clima di paura diffuso hanno reso complessa l’organizzazione delle campagne di scavo e la stessa mobilità degli studiosi. Nonostante ciò, la decisione di tornare sul campo è maturata anche come scelta simbolica: offrire un segno di attività, di futuro e di speranza in un territorio dove molte persone hanno perso il lavoro e faticano a immaginare il domani. L’archeologia diventa così non solo studio del passato, ma gesto concreto di presenza e solidarietà. Altro punto è il coinvolgimento della popolazione locale nella conoscenza e nella valorizzazione del sito. In questa direzione va la convenzione con l’Università di Betlemme, attiva dal 2023, che ha permesso la partecipazione di studenti locali alle campagne di scavo prima del conflitto. Un’esperienza formativa che l’équipe intende riprendere ogni volta che le condizioni lo consentiranno, nella convinzione che il futuro del sito passi anche attraverso competenze radicate nel territorio.

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