“Le macchine stanno trasformando il mondo e la corsa all’Intelligenza Artificiale costituisce la più recente dimensione della competizione tra Stati, con ripercussioni profonde sugli equilibri globali. La complessità cresce, inesorabilmente. Come si può bilanciare il cammino del progresso, massimizzandone i benefici e riducendone i rischi? Come garantire che l’IA non si sostituisca all’Uomo?”. Domani alle 9.30 alla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) a Palazzetto Venezia (Piazza San Marco, 51) se ne discuterà nel corso di un dibattito su “La sfida della complessità tra nuova globalizzazione e Intelligenza Artificiale”, introdotto dal presidente della Sioi, Riccardo Sessa con la partecipazione del card. Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; Francesca Viviani, Gartner Client Director Public Sector South Europe; Diego Brasioli, Inviato speciale per la cybersicurezza e capo dell’Unità per l’innovazione tecnologica e la sicurezza cibernetica del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, e Marco Emanuele, Senior Researcher all’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo (PAM), autori del volume “Il tempo nuovo” edito da Mursia.
“La rivoluzione tecnologica – come si legge nella prefazione degli autori al volume che darà spunto al confronto – è immersa nella realtà, dentro un contesto storico di guerre, disuguaglianze, crescenti povertà, violenza “banale”. Ma è anche un momento storico ricco di grandi speranze: l’intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti, infatti, continuano a portare nuove possibilità nei campi della medicina, di come affrontare la crisi climatica, del governo dei territori. Alzare lo sguardo, allora, significa riprendere il tema della responsabilità dell’uomo, di ciascuno di noi, rispetto a ciò che noi stessi creiamo. La rivoluzione tecnologica, come ogni scoperta, appartiene al nostro bisogno di percorrere l’oltre, di camminare lungo le strade di ciò che ancora non conosciamo”. “Il compito che ci attende – scrivono ancora gli autori – è profondamente umano: far sì che l’IA non finisca per sopraffarci, ma possa invece diventare il più straordinario strumento mai avuto a nostra disposizione per favorire il benessere e il progresso dell’umanità intera”. E per questo si cerca di trovare risposte concrete – rivendicando il ruolo del multilateralismo, di una diplomazia umanista e del pensiero complesso – che consentano di navigare nel burrascoso mare della nuova globalizzazione.