Domani, mercoledì 21 ottobre, il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) ospiterà la presentazione della II edizione dell’“Atlante della fame in Italia”, realizzato da Azione contro la fame in collaborazione con Ipsos. La presentazione offrirà un quadro della povertà alimentare in Italia e restituirà i risultati di un’indagine sulle difficoltà delle famiglie con minori in condizioni di vulnerabilità a Milano, Napoli e Bari, analizzando gli ostacoli per uscire da questa condizione, con un focus sulle politiche di welfare e sui meccanismi di conciliazione lavoro/famiglia. Arricchiscono il report le testimonianze dirette delle persone coinvolte da Azione contro la fame nei propri percorsi verso la stabilità economica e l’autonomia attraverso il lavoro. La presentazione rientra nell’iniziativa Giornate contro la fame – nell’emergenza e per l’autonomia, in Italia e nel mondo, promossa da Acf, che torna quest’anno per accendere i riflettori sull’insicurezza alimentare nel mondo e sulla povertà alimentare in Italia, coinvolgendo cittadini e realtà di ogni settore e raccogliendo sostegno per gli interventi umanitari dell’organizzazione. La seconda edizione ha preso il via il 15 ottobre, in vista del World food day: un ciclo di appuntamenti che già lo scorso anno hanno riunito centinaia di famiglie, aziende, istituzioni, media, testimonial, content creator, scuole e ristoranti, tutti uniti per contribuire a un futuro libero dalla fame. “La fame non è un fenomeno lontano, è più vicina di quanto pensiamo: in Italia le persone in insicurezza alimentare moderata o grave sono in crescita e improvvisi shock (come una malattia, la perdita improvvisa del lavoro o una gravidanza) possono far precipitare persone e famiglie in condizioni di ulteriore vulnerabilità”, spiega l’organizzazione umanitaria, in prima linea in 52 Paesi del mondo. “La fame – precisa Simone Garroni, direttore di Azione contro la fame Italia – è spesso generata dai conflitti e aggravata dalle restrizioni all’accesso umanitario, dalle disuguaglianze, dagli sfollamenti e dalla distruzione dei messi di sussistenza e dei servizi essenziali. Non è la conseguenza di una scarsità di cibo. È il risultato di condizioni create dall’uomo e, proprio per questa ragione, può e deve essere fermata”.