Libri: TS Edizioni, pubblicato “Cristiani in Siria. Una morte annunciata?” di Francesco Pistocchini

(Foto TS Edizioni)

Erano circa due milioni nel 2011, quasi un decimo della popolazione. Oggi, secondo le stime, i cristiani di Siria sono tra le 300 e le 600mila persone: una delle comunità più antiche del mondo, che risale ai tempi degli Atti degli Apostoli, rischia di scomparire. Ne parla “Cristiani in Siria. Una morte annunciata?” (TS Edizioni), il volume curato da Francesco Pistocchini, giornalista delle testate della Custodia francescana di Terra Santa, in libreria dal 9 ottobre. Il libro vuole tenere accesa una luce su un Paese che cerca di risollevarsi dopo un quindicennio di guerra, mentre gli altri conflitti mediorientali in corso distolgono l’attenzione degli europei dalla drammatica situazione della popolazione civile e di tanti esuli. L’inchiesta parte allora dalla caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 e l’insediamento del nuovo governo guidato da Ahmed al-Sharaa, di forte impronta islamica. Il nuovo potere non ha scatenato una persecuzione sistematica dei cristiani, ma la situazione del dopoguerra resta fragile: lo ha mostrato la strage del 22 giugno 2025 nella chiesa greco-ortodossa di Mar Elias a Damasco, con 31 vittime. Di segno, opposto, invece, è il Capitolo dei frati francescani della Siria, riunito nel febbraio 2026 nei villaggi cristiani di Knayeh e Yaqubiyeh, in quello stesso territorio era stato in mano alle milizie islamiste durante la guerra civile e dove un custode di Terra Santa non arrivava da quattordici anni.
Al centro del libro ci sono le testimonianze di donne e uomini, religiosi e laici, siriani e missionari: fra Bahjat Karakash e i francescani rimasti ad Aleppo; suor Marta Fagnani e le trappiste di Azer; padre Vincent de Beaucoudrey del Servizio dei gesuiti per i rifugiati; Claude Samaan del movimento “Fede e Luce”; il religioso siro-ortodosso George Frick; suor Houda Fadoul del monastero di Deir Mar Musa, fondato dal gesuita Paolo dall’Oglio; il custode di Terra Santa padre Francesco Ielpo. A loro si aggiungono un giovane padre di famiglia di Damasco impegnato nell’assistenza alle vittime del conflitto, Antun K.; e un’intervista immaginaria a Frans van der Lugt, il gesuita ucciso a Homs nel 2014. Chiudono il volume un’infografica sulle Chiese e i riti cristiani in Siria e una cronologia della guerra civile. Le voci non sono sempre concordi, ed è un valore del libro. Antun dice senza giri di parole: “Se ne avessi la possibilità, me ne andrei al cento per cento”. Invece, padre Ielpo vede nell’istruzione in alcune scuole riaperte dai francescani il primo segno di ripartenza: “L’esistenza di una scuola per i figli è un motivo in più per tornare”. Quale spazio resta, allora, alle minoranze in Siria? “Diversi fili uniscono le testimonianze – scrive l’autore –: le considerazioni preoccupate per il presente; l’impegno per la ricostruzione e la convivenza pacifica; il senso di appartenenza a una terra che ha visto diffondersi la fede fin dagli inizi; soprattutto, il desiderio di mantenere viva la speranza”.

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