Protesta in Francia: diocesi di Limoges su incendio municipio, “il male e la violenza non avranno mai l’ultima parola”

“L’incendio che ha colpito il municipio di Limoges è causa di una profonda tristezza. Questo luogo appartiene alla storia della nostra città e alla vita dei suoi abitanti. Vederlo sfigurato in questo modo ci sconvolge”. Sono le parole espresse dal vescovo di Limoges mons. Aubert,  a seguito dell’incendio che ha devastato domenica il municipio di Limoges, al termine di una manifestazione contro il caro vita. Le fiamme hanno causato il crollo della torre dell’orologio e la distruzione di gran parte della facciata. Il prefetto dell’Alta Vienne ha definito l’evento una “catastrofe per il patrimonio”, denunciando un “atto deliberato di vandali”. Per fortuna, la pronta evacuazione ha scongiurato una tragedia e non si registrano feriti. Sono andate però distrutte la sala matrimoni e l’ufficio anagrafe. I danni sono stati estremi e la ricostruzione richiederà tempo e risorse ingenti. “Vorrei rassicurare il sindaco, i funzionari eletti e tutti gli agenti municipali della mia vicinanza e della Chiesa diocesana”, scrive il vescovo Aubert. “Esprimo la mia gratitudine ai vigili del fuoco e a tutti coloro che intervengono per proteggere le persone e preservare questo patrimonio a cui il popolo di Limoges è così legato. In questa prova, invito i cattolici della diocesi a unirsi a me nelle mie preghiere. Che Cristo ci aiuti a vivere la fraternità e a essere pacificatori”.

“Di fronte a queste immagini di distruzione, di fronte a questa violenza che danneggia la nostra vita comune, siamo senza parole. C’è tristezza, desolazione, forse anche rabbia e incomprensione dentro di noi”, ha detto il parroco, padre François Renard, nella messa domenicale. “Non cerchiamo risposte facili. Siamo in cerca di luce, di forza, di speranza. Perché la nostra fede ci ricorda una verità essenziale: il male e la violenza non avranno mai l’ultima parola. Dove alcuni distruggono, altri avranno il coraggio di ricostruire. Dove l’odio cerca di dividere, uomini e donne continueranno a tendere la mano. Dove la speranza sembra vacillare, sta a noi riviverla. E forse questa è la nostra responsabilità oggi come cristiani: non aggiungere rabbia alla rabbia, non rispondere alla violenza con la violenza, ma diventare, umilmente e coraggiosamente, pacificatori”. “Chiediamo al Signore di fare di ciascuno di noi un artigiano della riconciliazione, un testimone di fraternità, un seminatore di pace. Che questa Messa sia un momento di comunione, consolazione e speranza per la nostra città e per ciascuno di noi. In fiducia, rivolgiamoci al Signore, che conosce le nostre fragilità e non cessa mai di offrirci la Sua misericordia.

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