“Il rischio maggiore per il 2026 è quello di normalizzare l’emergenza. Penso in particolare a diverse aree dell’Africa subsahariana, alle popolazioni colpite da conflitti dimenticati, alle conseguenze umanitarie delle crisi climatiche, che aggravano tensioni già esistenti. Anche alcune situazioni in Medio Oriente rischiano di essere lette solo in chiave strategica, perdendo di vista l’impatto umano”. Lo denuncia mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, in un’intervista al Sir in occasione della Giornata mondiale della pace. Il presule britannico richiama le parole di Papa Leone XIV: “Mentre crescono enormemente le spese per il riarmo, diminuisce la capacità di vedere le vittime. Quando la sicurezza viene pensata quasi esclusivamente in termini armati, ciò che non rientra in questa logica diventa invisibile”. “I focolai di conflitto aperto si sono talmente moltiplicati e dilatati nel tempo, che non c’è più spazio quasi nell’attenzione dell’opinione pubblica per le ‘crisi minori’, come la povertà, la corruzione, la discriminazione e lo sfruttamento delle persone”, prosegue mons. Gallagher: “Sono queste le crisi che rischiano di passare sempre più nel dimenticatoio. Ed è qui che la Chiesa e la Santa Sede possono fare tanto, richiamando l’attenzione su di esse”.