“Rinnovare il nostro tempo, inaugurando finalmente un’epoca di pace e amicizia tra tutti i popoli”. È il “buon anno” formulato dal Papa ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per il primo Angelus del 2026. “Senza questo desiderio di bene, non avrebbe senso girare le pagine del calendario e riempire le nostre agende”, ha spiegato Leone XIV, secondo il quale “il Giubileo, che sta per concludersi, ci ha insegnato come coltivare la speranza di un mondo nuovo: convertendo il cuore a Dio, così da trasformare i torti in perdono, il dolore in consolazione, i propositi di virtù in opere buone”. “È con questo stile, infatti, che Dio stesso abita la storia e la salva dall’oblio, donando al mondo il Redentore: Gesù”, ha ricordato il Pontefice: “Egli è il Figlio Unigenito che diventa nostro fratello, illumina le coscienze di buona volontà, affinché possiamo costruire il futuro come casa ospitale per ogni uomo e ogni donna che viene alla luce”.