“Oggi il linguaggio non descrive semplicemente i conflitti: spesso li precede, li prepara e li alimenta. La semplificazione, la demonizzazione dell’avversario, l’uso sistematico della paura e la psicosi bellica rendono la pace impronunciabile prima ancora che impraticabile”. Così mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, in un’intervista al Sir in occasione della Giornata mondiale della pace, riflettendo sul peso della polarizzazione mediatica nei conflitti. “È un dato che riguarda sia i media sia la comunicazione politica. Si crea un clima in cui il compromesso è percepito come debolezza e il nemico viene disumanizzato”, sottolinea il presule britannico. “Il Papa ha ricordato che la pace fallisce quando diventa indicibile, quando non si trovano più ‘le parole giuste’ per pensarla vicina”, prosegue mons. Gallagher: “Un linguaggio che rinuncia alla verità e alla complessità costruisce un mondo deformato, nel quale il compromesso appare come tradimento e la violenza come necessità. Anche sul piano diplomatico, questo è uno dei principali ostacoli alla pace”. “La Santa Sede continua a insistere su un linguaggio che non divide o alimenti la paura e l’odio, ma che unisce e renda possibile il riconoscimento reciproco, anche tra avversari”, conclude.