“Educare alla pace, oggi, significa contrastare una cultura della chiusura e della contrapposizione, che attraversa non solo le relazioni internazionali ma anche le società interne agli Stati”. È quanto si legge nell’intervista al Sir di mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, in occasione della Giornata mondiale della pace. Il presule britannico ricorda: “Papa Leone XIV ha insistito sul legame tra pace e coesione sociale, ricordando che non può esserci pace tra le nazioni se prima non si ricostruisce la fiducia all’interno delle comunità”. “La pace proviene da Dio. Giustificare le violenze con la religione insulta il Dio trinitario che è amore”, prosegue mons. Gallagher. “Si chiude il Giubileo ma è sempre tempo di riconciliazione. Un segno concreto per iniziare il 2026 potrebbe essere la scelta di gesti verificabili, non simbolici: riaprire canali di dialogo interrotti, sostenere iniziative umanitarie comuni anche tra Paesi in tensione, rispettare accordi già firmati, promuovere politiche che riducano le disuguaglianze e l’esclusione”, conclude il presule: “Come ha ricordato il Papa, la pace non nasce da grandi dichiarazioni, ma da decisioni concrete, che mostrano che un’altra strada è possibile e praticabile”.