Quaresima: card. Cantalamessa, “Dio non fa i santi in serie, non ama la clonazione”. “Accogliere le ispirazioni dello Spirito è vitale per chi ha compiti di governo nella Chiesa”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Dio non fa i santi in serie: non ama la clonazione, ogni chiamata alla santità è un’invenzione inedita dello Spirito”. Lo ha detto il card. Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, che nell’ultima predica di Quaresima per i membri della Curia Romana – svoltasi in Aula Paolo VI alla presenza del Papa – si è soffermato sulla figura dello Spirito Santo come “suggeritore”. “In teatro il suggeritore sta nascosto dentro una cavità, è invisibile dal pubblico, proprio come lo Spirito Santo, che illumina tutto restando dentro le quinte”, la metafora scelta da Cantalamessa: “Il suggeritore pronuncia parole sottovoce, e anche lo Spirito Santo parla sottovoce, sommessamente. A differenza, però, dei suggeritori umani lo Spirito Santo non parla alle orecchie ma al cuore, non suggerisce meccanicamente le parole del Vangelo ma le spiega, le adatta, le applica alle situazioni”. “Noi non sappiamo in partenza qual è la santità che Dio vuole da ciascuno di noi”, ha spiegato il cardinale: “Non basta avere un programma di perfezione ben chiaro, per poi realizzarlo”. Ecco perché “l’uomo non può limitarsi a seguire delle regole generali che valgono per tutti, deve anche capire quello che Dio vuole da lui, solamente da lui. La fedeltà alle ispirazioni della grazia è la via più breve e più sicura per la santità”. Di qui la necessità di ascoltare “le sollecitazioni interiori dello Spirito nel profondo del cuore, attraverso le quali non solo Dio dà a ciascuno ciò che desidera, ma dà anche la forza necessaria per realizzarlo, se la persona lo consente”. “Ogni fedeltà ad un’ispirazione viene ricompensata da alte ispirazioni, sempre più frequenti e più forti, come se l’anima si allenasse ad una sempre maggiore sintonia con la volontà di Dio e a una facilità maggiore a compiere volontà”, ha osservato il predicatore della Casa pontificia citando Madre Teresa e quello che le sue consorelle ancora oggi festeggiano come “il giorno dell’ispirazione”, risalente al 10 settembre 1946. “Affidarci in tutto e per tutto alla vita interiore dello Spirito Santo, maestro interiore che ci parla senza strepiti di parole”, l’augurio per Pasqua: “per recitare fedelmente sulla scena di questo mondo la parte che ci è stata affidata”. “Accogliere le ispirazioni dello Spirito è vitale per chi ha compiti di governo della Chiesa”, ha concluso il cardinale: “Da un’ispirazione divina coraggiosamente accolga da Giovanni XXIII è nato il Concilio. Nello stesso modo, sono nati dopo di lui altri gesti profetici che spetterà a chi viene dopo di noi interpretare”.

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