Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “sconfiggere la piaga del terrorismo”. “Spero di poter visitare quest’anno il Sud Sudan”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Segni di pace e di riconciliazione” in Mozambico, Madagascar e Mauritius, ma anche “episodi di violenza contro persone innocenti, tra cui tanti cristiani perseguitati e uccisi per la loro fedeltà al Vangelo”. È il ritratto, a tinte contrastanti, dell’Africa, tracciato dal Papa nel suo settimo discorso al Corpo diplomatico. “Esorto la comunità internazionale a sostenere gli sforzi che questi Paesi compiono nella lotta per sconfiggere la piaga del terrorismo, che sta insanguinando sempre più intere parti dell’Africa, come altre regioni del mondo”, l’appello di Francesco, secondo il quale “è necessario che si attuino strategie che comprendano interventi non solo nell’ambito della sicurezza, ma anche nella riduzione della povertà, nel miglioramento del sistema sanitario, nello sviluppo e nell’assistenza umanitaria, nella promozione del buon governo e dei diritti civili. Sono questi i pilastri di un reale sviluppo sociale”. Nello stesso tempo, “occorre incoraggiare le iniziative che promuovono la fraternità tra tutte le espressioni culturali, etniche e religiose del territorio, specialmente nel Corno d’Africa, in Camerun, nonché nella Repubblica Democratica del Congo, dove, specialmente nelle regioni orientali del Paese, persistono violenze”. “Le conflittualità e le emergenze umanitarie, aggravate dagli sconvolgimenti climatici, aumentano il numero di sfollati e si ripercuotono sulle persone che già vivono in stato di grave povertà”, l’analisi del Papa: “Molti dei Paesi colpiti da queste situazioni mancano di strutture adeguate che consentano di venire incontro ai bisogni di quanti sono stati sfollati”. “Non esiste ancora una risposta internazionale coerente per affrontare il fenomeno dello sfollamento interno, poiché in gran parte esso non ha una definizione internazionale concordata, avvenendo all’interno di confini nazionali”, la denuncia di Francesco: “Il risultato è che gli sfollati interni non ricevono sempre la protezione che meritano e dipendono dalla capacità di rispondere e dalle politiche dello Stato in cui si trovano”.
Tra i segnali positivi, il lavoro dello United Nations High-Level Panel on Internal Displacement, “che spero possa favorire l’attenzione e il sostegno globale per gli sfollati, sviluppando raccomandazioni concrete”, l’auspicio del Papa, che ha rinnovato il suo augurio di “poter visitare nel corso di quest’anno il Sud Sudan”.

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