Papa Francesco: al Corpo diplomatico, Mediterraneo rimane “grande cimitero”, trovare “soluzioni durature”. No a tratta e “mafie”

(Foto Vatican Media/SIR)

“È con dolore che si continua a constatare come il Mare Mediterraneo rimanga un grande cimitero. È sempre più urgente, dunque, che tutti gli Stati si facciano carico della responsabilità di trovare soluzioni durature”. È la parte del discorso del Papa al Corpo diplomatico dedicata alla questione delle migrazioni, sempre presente anche nei sei discorsi precedenti. “Occorre rilevare che nel mondo vi sono diverse migliaia di persone, con legittime richieste di asilo e bisogni umanitari e di protezione verificabili, che non vengono adeguatamente identificati”, la denuncia di Francesco, che ha assicurato che da parte sua “la Santa Sede guarda con grande speranza agli sforzi compiuti da numerosi Paesi per condividere il peso del reinsediamento e fornire agli sfollati, in particolare a causa di emergenze umanitarie, un posto sicuro in cui vivere, un’educazione, nonché la possibilità di lavorare e di ricongiungersi con le proprie famiglie”. Tra le crisi umanitarie in atto, il Papa ha citato quella dello Yemen, “che vive una delle più gravi crisi umanitarie della storia recente, in un clima di generale indifferenza della comunità internazionale”, e della Libia, “che da molti anni attraversa una situazione conflittuale, aggravata dalle incursioni di gruppi estremisti e da
un ulteriore acuirsi di violenza nel corso degli ultimi giorni”. “Tale contesto è fertile terreno per la piaga dello sfruttamento e del traffico di essere umani, alimentato da persone senza scrupoli che sfruttano la povertà e la sofferenza di quanti fuggono da situazioni di conflitto o di povertà estrema”, il grido d’allarme di Francesco: “Tra questi, molti finiscono preda di vere e proprie mafie che li detengono in condizioni disumane e degradanti e ne fanno oggetto di torture, violenze sessuali, estorsioni”.

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