Maria Vingiani: card. Bassetti (Cei), “la Chiesa perde un testimone appassionato del cammino ecumenico”

“Con la scomparsa di Maria Vingiani la Chiesa perde un testimone appassionato del cammino ecumenico, del quale ella è stata tra i più coraggiosi e dinamici pionieri, con uno sguardo sempre rivolto al domani, con una straordinaria capacità profetica di leggere il presente per incoraggiare cristiani e cristiane a trovare sempre nuove strade per vivere insieme il dono della fede, senza abbandonare la propria tradizione confessionale”. Lo ha scritto il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieeve e presidente della Cei, ricordando Maria Vingiani, fondatrice e prima presidente del Segretariato attività ecumeniche (Sae), scomparsa la notte scorsa.
“Fin dagli anni della sua formazione, tra Venezia e Padova, Maria Vingiani – prosegue il cardinale – ha coltivato la sua passione per il dialogo, con il quale conoscere l’altro nella luce della comune chiamata a farsi annunciatori dell’evangelo. Proprio a Venezia muove i suoi primi passi, anche grazie alla profonda amicizia che la lega a don Loris Capovilla, scoprendo l’importanza delle Sacre Scritture nella costruzione del dialogo, tanto più dopo la Lettera pastorale dedicata alla Parola di Dio da parte del cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, allora patriarca di Venezia”. “La scoperta della Parola di Dio – aggiunge Bassetti – contribuisce, insieme a tanti altri fattori, alcuni squisitamente personali, a far maturare in lei un’attenzione del tutto particolare nei confronti degli ebrei, molto più che fratelli, portatori di un’elezione che non è mai venuta meno”. Secondo il presidente della Cei, Vingiani “del Concilio Vaticano II, fin dalla sua indizione, seppe cogliere la dimensione ecumenica, tanto che decise di lasciare Venezia per trasferirsi a Roma per poter seguire i lavori. Era convinta, come comunicò a don Loris Capovilla, che il Concilio fosse un’opportunità unica per favorire l’unità, con un radicale ripensamento della partecipazione della Chiesa cattolica al movimento ecumenico”. “Proprio durante il Vaticano II, con il contributo del cardinale Agostino Bea, quando ancora il Concilio doveva promulgare il decreto Unitatis Redintegratio, Maria Vingiani dette vita al Segretariato attività ecumeniche (Sae)”, continua Bassetti, sottolineando che “lo aveva pensato come un’associazione laica, interconfessionale, dove vivere l’unità nel rispetto delle diversità confessionali, coltivando l’idea che il cammino ecumenico doveva radicarsi sulla comune radice ebraica, e quindi si doveva creare un rapporto unico e privilegiato con il popolo ebraico. D’altra parte, Maria Vingiani aveva reso possibile l’incontro tra l’ebreo Jules Isaac e Giovanni XXIII, nel giugno 1960, aprendo nuove prospettive alla formulazione del dialogo tra ebrei e cristiani, tanto che proprio a questo incontro si fa risalire una delle radici della dichiarazione conciliare Nostra Aetate”.

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