Siria: Bachelet (Onu), “civili ancora uccisi nonostante il cessate il fuoco”

“È profondamente angosciante che i civili vengano ancora uccisi quotidianamente in attacchi missilistici sia aerei che terrestri. Donne, uomini e bambini che semplicemente svolgono attività quotidiane a casa, sul posto di lavoro, nei mercati e nelle scuole vengono uccisi e mutilati”. Lo dichiara l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, condannando oggi “la continua uccisione e lo sfollamento di civili nella Siria nord-occidentale, nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco quasi una settimana fa”. Bachelet chiede l’immediata cessazione delle ostilità all’interno e intorno alla zona di “declassamento” di Idlib e la protezione di tutti i civili e delle loro infrastrutture. “La nostra principale preoccupazione è per la sicurezza dei civili che rimangono a grave rischio – ha aggiunto Bachelet -. Mentre il perseguimento di un cessate il fuoco deve, naturalmente, essere incoraggiato, questo accordo, come con altri nell’ultimo anno, non è ancora riuscito a proteggere i civili”. Nonostante l’attuazione del cessate il fuoco, che risale al 12 gennaio scorso, e l’istituzione di “corridoi sicuri” da parte del governo siriano, “i civili hanno continuato a essere oggetto di intensi bombardamenti”, “poiché sia le forze filo-governative che i gruppi armati non statali hanno continuato a combattere, con apparente disprezzo per il diritto internazionale umanitario e la protezione di tutti i civili”. Indicando gli attacchi in cui hanno continuato a perdere la vita i civili dal 12 gennaio, l’alto commissario Onu riferisce che “dall’inizio dell’escalation di ostilità nella zona di Idlib e nelle aree circostanti, dal 29 aprile 2019 fino al 15 gennaio di quest’anno, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha verificato incidenti in cui 1.506 civili, tra cui 293 donne e 433 bambini, sono stati uccisi”. “Centinaia di migliaia di persone sono state sfollate dalla violenza e costrette ad attraversare zone di conflitto. Alcuni sono fuggiti in territori più piccoli nel nord di Idlib mentre altri hanno attraversato aree del nord di Aleppo che sono sotto il controllo di gruppi armati sostenuti dalla Turchia e dove i livelli di violenza rimangono elevati”.

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