Iraq: mons. Nona (patriarca caldeo) “non lasciamo che la paura scriva l’ultima parola, la fede è il fondamento della speranza”

“Non lasciamo che sia la paura a scrivere l’ultimo capitolo della nostra vita, perché la fede è l’ultima parola”. Con queste parole il nuovo patriarca della Chiesa caldea, Paolo III Nona, successore del card. Louis Raphael Sako, ha tracciato le linee del suo ministero nel primo discorso pronunciato oggi nel suo insediamento, nella cattedrale di San Giuseppe a Baghdad. Ispirandosi al Vangelo di Marco – “Non temere, soltanto abbi fede” – il patriarca ha indicato la necessità di passare “dalla logica della paura alla logica della fede”, sottolineando che la paura, se assolutizzata, rischia di diventare “una visione della vita che chiude l’uomo in se stesso e gli impedisce di riconoscere l’opera di Dio”. Al contrario, la fede è “una resa esistenziale alla persona di Cristo”, capace di sostenere anche nei momenti in cui la realtà sembra contraddire ogni speranza. Richiamando l’episodio evangelico di Giairo, Nona ha evidenziato come la parola di Gesù – “non avere paura” – non intervenga solo sugli eventi, ma trasformi interiormente la persona, aprendola a un orizzonte di speranza anche davanti alla morte. “La vera fede – ha spiegato – non è un’idea né un’attesa passiva di miracoli, ma una fiducia profonda che resta anche nel silenzio e nella prova”. Nel suo intervento il patriarca ha anche messo in guardia dal rischio di interpretare tutto attraverso la paura: in questo caso “l’altro diventa minaccia e anche Dio può apparire assente”. Da qui l’invito a recuperare una fede viva, capace di leggere la realtà con sguardo rinnovato. Il nuovo capo della Chiesa caldea ha quindi delineato le priorità del suo ministero, definite “una convinzione di fede più che un programma amministrativo”: “unità ecclesiale, profondità spirituale, corresponsabilità di clero e fedeli, valorizzazione dell’identità caldea e rafforzamento della fraternità con le altre Chiese”. Al centro, l’unità: “non uniformità di idee, ma comunione di missione”, finalizzata a testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana. Nona ha ribadito anche l’importanza della presenza cristiana in Iraq e in Medio Oriente, definendola “essenziale per la continuità di una tradizione millenaria: i fedeli sono il sale della Chiesa e di questa terra”, chiamati a custodire e testimoniare la fede nelle loro terre d’origine. Uno sguardo è stato rivolto anche alla diaspora, considerata “non una perdita, ma una benedizione e un’opportunità missionaria”, mentre sul piano interno ha sottolineato il ruolo del clero come “compagni di missione” e dei laici, ricordando che “voi e noi siamo la Chiesa”. Infine, il patriarca ha richiamato il valore della tradizione caldea, “radicata in oltre duemila anni di fede, cultura e civiltà”, da vivere come ricchezza nella comunione della Chiesa universale, rilanciando al tempo stesso la collaborazione con le altre Chiese per una testimonianza comune del Vangelo.

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