L’Eucaristia di chiusura, ieri, dell’Incontro regionale ecclesiale dei Paesi andini, promosso dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e svoltosi a Cochabamba (Bolivia) in questi giorni, è stato un importante momento di incoraggiamento a vivere una Chiesa sinodale, missionaria e vicina ai poveri. Durante la celebrazione, mons. Lizardo Estrada, segretario generale del Celam e vescovo ausiliare di Cuzco (Perù), ha detto che “la sinodalità è l’antidoto definitivo contro il clericalismo” e ha esortato le Chiese della regione a “passare dall’io al noi”.
La celebrazione ha riunito delegazioni di Colombia, Venezuela, Ecuador, Perù e Bolivia, che hanno anche presentato brevemente la vita e la testimonianza di santi rappresentativi di ciascun Paese, come san Toribio di Mogrovejo, santa Nazaria Ignacia, santa Mariana de Jesús, san José Gregorio Hernández e santa Laura Montoya, figure distinte per la loro vicinanza ai poveri, la missione evangelizzatrice e il servizio al popolo. Mons. Estrada ha affermato che l’incontro regionale vissuto in Bolivia si è trasformato in “un vero spazio di fraternità, tessuto comune e speranza” tra le Chiese andine. “Siamo venuti a tessere non solo idee, ma storie, sfide e speranze comuni”, ha ribadito. Durante l’omelia ha anche affrontato il tema del potere e del servizio all’interno della Chiesa. Ha ricordato che nel Vangelo i discepoli discutevano su chi fosse il più importante e ha spiegato che Gesù risponde ponendo il servizio come centro dell’autorità cristiana. A partire da ciò ha segnalato che “la sinodalità è l’antidoto definitivo del clericalismo perché ricolloca l’autorità non come potere, ma come servizio condiviso”.