Giovani: indagine Forum Disuguaglianze e Diversità, in cima alle preoccupazioni dei giovani, mancanza di lavoro, guerra e scarso peso della loro voce

In cima alla lista delle preoccupazioni dei giovani, nella fascia di età compresa dai 17 ai 19 anni, c’è la “mancanza di lavoro” (3,8 punti su 5), seguita da “guerra” (3,6), “diritti delle persone” e “scarso peso della voce dei giovani” (3,5). E’ quanto emerge da una indagine realizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”, che ha coinvolto circa 3mila studenti e studentesse di 21 scuole italiane tra il 2023 e il 2026.
Dall’indagine emerge anche se le nuove generazioni sono sensibili e consapevoli rispetto ai temi della giustizia sociale e ambientale, ma l’81,5% pensa che la propria voce non conti. E se le azioni individuali raccolgono un diffuso “massimo accordo”, per quelle collettive domina un “rifiuto netto”.

“Siamo partiti dall’analisi del contesto: la caduta della partecipazione giovanile alle elezioni politiche dove si chiede un mandato, passata dall’87% del periodo 1994-2006 al 60% del 2022, e l’affluenza giovanile salita al 67% nel referendum del 2026 dove è stato chiesto di esprimersi con SI/NO su una proposta”, spiegano gli autori della ricerca, Fabrizio Barca (co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità), Caterina Manicardi e Marta Perrini del ForumDD. “Come interpretare questa non fiducia nella rappresentanza? Riguarda solo i partiti o anche altre forme di organizzazione sociale? Deriva da insensibilità verso le ingiustizie o dalla sfiducia che possano essere corrette? E come le persone giovani pensano di impegnarsi per affrontarle? Dalle risposte emerge un potenziale di sensibilità e consapevolezze che non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo. Questo parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro e politiche del Paese, che a quel potenziale grande non riescono a rivolgersi”.

In tema di disuguaglianze e ingiustizie, il “colore della pelle” (69%, con valori più alti al Nord), è percepito come la principale matrice di iniquità, seguita dal “genere” (52,8%). Molto vicino il ruolo attribuito alla “classe sociale” (50,9%, con valori più alti al Sud), ben più del “reddito” (37,7%): viene così smentita una presunta disattenzione al concetto di classe, bandito dalla pubblicistica. Sul fronte della giustizia ambientale, forte è la responsabilità del collasso climatico attribuita ai comportamenti individuali (3,9), ma al primo posto viene indicato il modo di produzione estrattivo (4,1), anche qui rilevando una significativa capacità di valutazione sistemica. Assai minore il ruolo riconosciuto alle politiche (3,5). Queste evidenze smentiscono sia la tesi di un’insensibilità sociale e ambientale delle nuove generazioni, sia quella di una loro difficoltà nel concettualizzare i termini della crisi attuale. Ma a queste consapevolezze si associano due dati. In primo luogo, una forte sfiducia nella possibilità che la propria voce conti: l’81,5% è in disaccordo con questa affermazione, contro il 18,4% in accordo. Con uno scarto eclatante rispetto alla media della popolazione italiana (41%) rilevata da Eurobarometro nel 2023.

Sul fronte del proprio impegno personale nell’affrontare le ingiustizie sociali e ambientali, emerge una forte preferenza per le azioni individuali (4 a “corretto uso delle risorse”, 3,7 a “voto alle elezioni” – nonostante l’astensionismo – e 3,4 a “consumi consapevoli”), mentre tutte le azioni collettive, attraverso partiti, mobilitazioni, associazioni, manifestazioni, sono giudicate negativamente dalla maggioranza (con valori medi fra 1,8 e 2,4). Il volontariato occupa una posizione intermedia.

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