Si aprirà domani, 27 marzo, davanti al Tribunale civile di Roma, la prima udienza della causa promossa contro Leonardo S.p.A. e lo Stato italiano per ottenere lo stop all’esportazione di armamenti verso Israele. In concomitanza con l’avvio del procedimento, la rete di organizzazioni promotrici, tra cui Un Ponte Per, Acli e Pax Christi, annuncia l’apertura di una raccolta fondi pubblica per sostenere i costi della battaglia legale. Al centro del giudizio, spiegano i promotori, c’è una questione dirimente: “È legittimo continuare a esportare armi verso un Paese impegnato in operazioni militari che hanno prodotto decine di migliaia di vittime civili e sono contestate a livello internazionale?”. La risposta, per le organizzazioni, è “no”. La citazione, depositata il 29 settembre 2025, chiede di dichiarare nulli i contratti di fornitura sottoscritti da Leonardo – società a partecipazione statale – con Israele, ritenendoli contrari all’articolo 11 della Costituzione, alla legge 185/1990 e al diritto internazionale. “La prima udienza è un passaggio decisivo: portiamo davanti a un giudice ciò che denunciamo pubblicamente da mesi. Non è solo politica: è legalità costituzionale”, affermano i promotori. Dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e l’intensificarsi del conflitto nella regione, diversi Paesi europei hanno introdotto limiti all’export di armamenti. L’Italia, al contrario, secondo la rete di organizzazioni, “non ha sospeso le autorizzazioni, consentendo la prosecuzione delle forniture. Questa causa contesta una scelta precisa: continuare a commerciare armi nonostante violazioni documentate dei diritti umani”. Parallelamente all’azione legale parte una campagna di raccolta fondi, destinata a coprire spese legali, consulenze tecniche e attività di comunicazione. L’obiettivo è raccogliere 25mila euro per sostenere un’azione che potrebbe avere effetti di rilievo: se accolta, la causa potrebbe impedire future forniture militari e ridefinire i limiti dell’export italiano di armamenti. “La posta in gioco è chiara: verificare se la Costituzione possa essere aggirata quando si parla di commercio di armi. Noi crediamo di no”. La campagna è attiva sulla piattaforma Produzioni dal Basso.