“L’insegnamento della pace a persone con tratti narcisistici non può limitarsi a enunciazioni. Anche la più straordinaria delle omelie non le scalfirà”. Lo ha detto Antonia Chiara Scardicchio, professoressa associata di pedagogia generale e sociale all’Università di Bari Aldo Moro, nel suo intervento al 10° Seminario nazionale di pastorale sociale della Cei a Brindisi. Attraverso una lettura del documento episcopale alla luce delle neuroscienze, la studiosa ha spiegato oggi che la pace deve essere “incarnata” nelle pratiche quotidiane, a partire dalla comprensione dei meccanismi cerebrali che alimentano la logica amico-nemico. “Dal punto di vista neurobiologico c’è un sentimento collettivo di minaccia, per cui l’altro è a prescindere un nemico”, ha osservato, indicando nella “demenza digitale” uno dei fattori di questa regressione. La risposta educativa, secondo Scardicchio, richiede di “sviluppare la capacità di mindsight”, ovvero di osservare la realtà da più punti di vista, e di “vegliare sulla conversione del linguaggio come architettura sinaptica”: anche le metafore belliche usate inconsapevolmente nella vita quotidiana contribuiscono a strutturare una mentalità di conflitto. “Piccoli stili quotidiani ci abilitano a stare nella coscienza”, ha concluso. “Vale la pena fermarsi”.