Giornata del malato: Treviso, il vescovo Tomasi in visita in una Rsa. “Ho sentito rinarrare il Vangelo nelle vostre storie”

(Foto diocesi Treviso)

“Oggi abbiamo vissuto un incontro autentico tra persone, fatto di racconti e di ascolto reciproco, come faceva Gesù ai suoi tempi”. Così il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, intervenendo sabato scorso, 7 febbraio, al termine dell’evento, organizzato dalla Pastorale della Salute della diocesi a Monastier, nella Rsa “Villa delle magnolie”, nell’ambito della XXIV Giornata mondiale del malato: una nuova modalità per celebrare la Giornata, con incontri nel territorio, accanto alla messa dell’11 febbraio che anche quest’anno sarà presieduta dal vescovo nella basilica di Santa Maria Maggiore a Treviso.

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La visita, quest’anno, è stata a una struttura di cura e assistenza, per incontrare anziani e malati, e ascoltare chi, ogni giorno e spesso lontano dai riflettori, dedica la propria vita all’assistenza dei più fragili: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, famigliari e volontari. L’evento, dal titolo “L’incontro che cura”, è iniziato con la visita agli ospiti della Rsa. Successivamente, si è spostato nel salone gremito di autorità civili, istituzionali e militari, di operatori e di rappresentanti del volontariato locale. “Ho voluto essere qui per dirvi grazie”, ha esordito il vescovo, sottolineando come la sinergia tra istituzioni sanitarie e associazionismo rappresenti il vero anticorpo contro l’isolamento della malattia. Particolarmente toccante è stata la testimonianza di chi vive la malattia sulla propria pelle, come Rita Modica: “La malattia non deve togliere la voglia di vivere; dobbiamo testimoniare a chi inizia questo percorso che la speranza esiste sempre”. Altrettanto significativa la voce di Graziana Cescon, caregiver ultraottantenne, che ha raccontato la dedizione quotidiana prima verso il figlio, tetraplegico da 25 anni, ed ora anche nei confronti del marito. Hanno poi condiviso la loro esperienza di cura il dottor Enrico Busato, responsabile dell’Oncologia ginecologica del Presidio ospedaliero “Giovanni XXIII”, sempre di Monastier, l’infermiera Giulia Saboanu e l’operatrice sanitaria Ketty Basso. In sala, a formare una vera “rete della speranza”, erano presenti una decina di realtà del territorio, che hanno raccontato il proprio impegno quotidiano a fianco degli anziani, dei malati, delle persone fragili e delle famiglie. Realtà che mons. Tomasi ha definito “tasselli fondamentali di una comunità che non lascia indietro nessuno”. Al termine delle diverse testimonianze, il vescovo ha voluto ringraziare coloro che sono intervenuti, ricordando che “Gesù incontrava persone e raccontava storie, ed è quello che abbiamo fatto noi stasera, raccontando e ascoltando storie di profonda umanità, che ci hanno fatto vibrare insieme, come in una sinfonia, perché siamo fatti di comunità, perché sentiamo che siamo vita. Qui, oggi, ho sentito rinarrare il Vangelo nelle vostre storie, ho sentito Cristo che parla a noi nelle vostre esperienze”. Mons. Tomasi ha sottolineato che il servizio volontario di tante associazioni è “testimonianza di grande senso civico, ed è per questo che il nostro mondo va avanti, non certo grazie ai muscoli dei più forti”. Il vescovo, infine, ha voluto ringraziare le autorità pubbliche “per il tempo che avete dedicato ad ascoltare e ad onorare queste storie”.

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