“In questa festa solenne, all’inizio del nuovo anno, in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza, accostiamoci al presepe, nella fede, come al luogo della pace ‘disarmata e disarmante’ per eccellenza, luogo della benedizione, in cui fare memoria dei prodigi che il Signore ha compiuto nella storia della salvezza e nella nostra esistenza, per poi ripartire, come gli umili testimoni della grotta, ‘glorificando e lodando Dio’ per tutto ciò che abbiamo visto e udito”. Si è conclusa con questo appello l’omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro. “Sia questo il nostro impegno, il nostro proposito per i mesi a venire, e sempre per la nostra vita cristiana”, l’auspicio di Leone XIV, secondo il quale “nella maternità divina di Maria vediamo l’incontro di due immense realtà ‘disarmate’: quella di Dio che rinuncia a ogni privilegio della sua divinità per nascere secondo la carne e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere, rendendogli l’omaggio, in un atto perfetto d’amore, della sua potenza più grande: la libertà”. Poi la citazione di san Giovanni Paolo II, che al termine del grande Giubileo del 2000 affermava: “Quanti doni, quante occasioni straordinarie ha offerto ai credenti il Grande Giubileo! Nell’esperienza del perdono ricevuto e donato, nel ricordo dei martiri, nell’ascolto del grido dei poveri del mondo anche noi abbiamo scorto la presenza salvifica di Dio nella storia. Abbiamo come toccato con mano il suo amore che rinnova la faccia della terra”. E concludeva: “Come ai pastori accorsi ad adorarlo, Cristo chiede ai credenti, ai quali ha offerto la gioia di incontrarlo, una coraggiosa disponibilità a ripartire per annunciare il suo Vangelo antico e sempre nuovo. Li invia a vivificare la storia e le culture degli uomini con il suo messaggio salvifico”.