Repubblica Ceca: la Chiesa si prepara a valorizzare i fondi Ue. Salute, lavoro, servizi sociali e alloggi

Praga guarda al 2028 e la Chiesa cattolica ceca decide di giocare d’anticipo. Con il nuovo ciclo di finanziamenti Ue 2028-2034 all’orizzonte, diocesi, parrocchie, Caritas, scuole cattoliche e ordini religiosi si preparano a trasformare la propria presenza sul territorio in una strategia per lo sviluppo sociale ed ecclesiale. Il governo ceco ha approvato le 17 priorità del futuro Piano nazionale e regionale di partenariato. Almeno sei di queste riguardano direttamente il mondo ecclesiale: sanità e servizi sociali, istruzione e lavoro, patrimonio culturale, energia, transizione ecologica e alloggi popolari. Per questo la Conferenza episcopale ceca ha avviato la Strategia ecclesiale complessiva: non una semplice raccolta di progetti, ma una rete integrata di interventi. Ad esempio, un monastero ristrutturato potrà così diventare contemporaneamente centro educativo, spazio sociale e modello di efficienza energetica. La Chiesa, che a metà 2026 contava già 702 progetti approvati per oltre 4,6 miliardi di corone, ha però compreso che il nuovo scenario europeo richiederà un cambio di passo. Bruxelles punta sempre più su strumenti finanziari combinati e prestiti agevolati, mentre l’erogazione delle risorse sarà legata al raggiungimento di obiettivi e riforme concrete. In alleanza con il Consiglio ecumenico delle Chiese e la Federazione delle comunità ebraiche, la Chiesa ceca vuole presentarsi a Praga e a Bruxelles come un partner stabile, capace di trasformare i fondi europei in risultati sociali concreti e duraturi.

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