“Il lavoro non può chiedere in cambio la vita”. Lo afferma mons. Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, dopo la morte di Antonio Coletta, 21 anni, avvenuta mentre il giovane era al lavoro a Marcianise. Un evento che, sottolinea il vescovo, “provoca un dolore che si aggiunge a quello, ancora vivo, per le troppe vite spezzate sul lavoro nella nostra terra”. Mons. Lagnese esprime la vicinanza delle Chiese di Caserta e di Capua: “Alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi compagni di lavoro va la mia più affettuosa vicinanza, insieme alla preghiera delle Chiese di Caserta e di Capua”. Quindi la domanda sulla sicurezza: “Quante altre giovani vite dovremo perdere prima che la sicurezza sul lavoro diventi davvero una priorità assoluta e quotidiana?”. Il vescovo richiama ciò che, a quell’età, dovrebbe essere ancora possibile: “A ventun anni si dovrebbe poter guardare al futuro, costruire progetti, tornare a casa dopo una giornata di lavoro”. E mette in guardia da un rischio: “Ciò che più dobbiamo temere è l’assuefazione: che una morte segua l’altra, che per qualche giorno proviamo dolore e indignazione e poi tutto continui come prima. Non possiamo permetterlo”. Da qui l’appello alle responsabilità di ciascuno: “Ogni tragedia deve tradursi in una responsabilità più grande: nella vigilanza, nella prevenzione, nella formazione, nel rispetto rigoroso delle regole e nella cura concreta di ogni lavoratore. La vita di chi lavora viene prima di ogni altra considerazione”.