Quasi 1,5 milioni di persone sono sfollate interne ad Haiti, con una crisi che si sta progressivamente estendendo oltre la capitale Port-au-Prince. È quanto emerge dagli ultimi dati dell’Oim – Organizzazione internazionale per le migrazioni, diffusi il 25 settembre, secondo cui quasi l’80% degli sfollati si trova ormai fuori dalla capitale, mentre violenze e insicurezza raggiungono aree finora considerate relativamente più sicure. L’aumento più significativo è stato registrato nel dipartimento di Artibonite, dove tra maggio e agosto gli sfollamenti sono cresciuti del 16% in tre mesi. La regione, un tempo luogo di rifugio per persone in fuga dalla violenza, è ora interessata da un peggioramento della sicurezza. Anche a Kenscoff, nei pressi della capitale, recenti attacchi armati hanno provocato lo sfollamento di oltre 4mila persone, con segnalazioni di case incendiate, sequestri e vittime. Alla violenza si aggiunge il rischio climatico. Durante la stagione degli uragani, centinaia di migliaia di sfollati vivono in comunità ospitanti, insediamenti informali o strutture precarie, con una maggiore esposizione a uragani, tempeste tropicali, inondazioni e frane. Nei dipartimenti di confine, inoltre, autorità e comunità devono affrontare contemporaneamente gli sfollamenti interni e l’arrivo di haitiani rientrati dai Paesi vicini, con ulteriori pressioni su abitazioni, sanità, acqua e servizi essenziali. Per rispondere alla crisi, l’Oim ha lanciato un appello da 60 milioni di dollari per raggiungere 6,4 milioni di persone, chiedendo investimenti per l’assistenza immediata, il rafforzamento dei sistemi locali e la capacità delle comunità di affrontare gli effetti combinati di violenza, sfollamento e shock climatici.