“Abbiamo scelto di mettere i ragazzi in primo piano, le loro parole, i loro progetti”. Lo scrive mons. Maurizio Spanu, direttore della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Oristano, raccontando l’incontro con quindici ragazzi tra i 16 e i 18 anni, ospiti del Centro di accoglienza straordinaria per minori stranieri non accompagnati di Cabras, svoltosi giovedì sera nel Seminario arcivescovile in vista della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, domani, dedicata da Papa Leone XIV ai minori. Il centro di Cabras, ricorda il sacerdote, è al centro della cronaca per “forti criticità, scontri istituzionali, proteste e il trasferimento di alcuni ospiti disposto dalla Prefettura”: un dibattito nel quale “il rischio è che i ragazzi finiscano sullo sfondo”. Passandosi un gomitolo di lana fino a formare una rete, ciascuno ha raccontato il proprio sogno. Arrivati da Algeria, Tunisia, Turchia e Pakistan, hanno parlato soprattutto di scuola e di lavoro: c’è chi sogna di fare il pizzaiolo, chi di giocare a calcio, chi di diventare insegnante, chi vuole soltanto “essere felice e avere un bel futuro” e chi “non vorrebbe esser catalogato come ladro solo per la sua origine”. Incontrarli, osserva mons. Spanu, “non risolve i problemi dell’accoglienza, ma indica da dove cominciare: dai loro volti e dalle loro storie. Perché dietro ogni parola come migrante, minore, straniero c’è una persona. E dietro ogni persona c’è un futuro che chiede di essere preso sul serio”.